— Nulla...
— Vuol dire che non lo sa ancora. Si parla delle sue dimissioni...
Ed aveva cominciato ad esporre la situazione parlamentare. Ella era impaziente di restar sola, di raccogliere i suoi pensieri, però un infiacchimento della volontà, un avvilimento di tutta sè stessa la teneva ancora lì.
— Ma come sei pallida!... Ti senti male?
— Sì, un poco.
La voce di quell'uomo le faceva male; ogni sua parola era un rimprovero, un'accusa, una sferzata. Sola finalmente nella sua camera, ella tentava di rammentarsi tutti i motivi di dolore che egli le aveva dati, i propositi di vendetta che l'avevano animata contro di lui. Non aveva ella voluto questo? Non si era sentita nel dritto di prendere finalmente la sua rivincita? Però ella non aveva previsto il secreto rammarico che l'occupava. Oltre alla vergogna provata dinanzi a suo marito, oltre alla superstiziosa paura del castigo, un sentimento di stupore doloroso le s'imponeva. Ella si diceva: «Io sono caduta!» e ripeteva quella frase, meccanicamente, fino a smarrirne il senso. Qualche cosa d'irrevocabile s'era compito in lei! Ella non aveva provato questo, il giorno che si era svegliata donna. Sentiva che quest'altro uomo le aveva tolto assai di più che non il primo. Una specie di pentimento sorgeva in lei; ella si diceva che non avrebbe più ricominciato. Ma non era stato l'amore che l'aveva sospinta? E allora si domandava: «Sono dunque sicura di amarlo?...» Com'era possibile che ella si facesse questa domanda? Non si era interrogata tante volte, il suo cuore non le aveva detto di vivere per quel sentimento? Però ella si diceva adesso: «È questo, l'amore?...»
Nella fluttuazione a cui era in preda il suo spirito, tratto tratto ella si scuoteva, vagava per la camera senza uno scopo, s'avvicinava alla finestra, guardava giù nella via. Alla vista della folla, un sorriso cominciò a spuntarle sulle labbra: ella non invidiava più nessuno, conosceva adesso la passione! Poi la paura dello scandalo la turbava. Ma chi avrebbe potuto saper nulla? E non doveva ella sfidar tutto e tutti? Allora affermava sicuramente, alzando il capo: «Io l'amo!...» E a poco a poco la compiacenza cresceva.
La Mazzarini aveva mandato un invito per l'Argentina; malgrado le notizie di Palermo, Guglielmo la indusse ad accettare. Il teatro era pieno d'una folla elegante; ella trovava un'altra espressione alla gente che conosceva. Non prestava ascolto allo spettacolo; si diceva: «Se sapessero!...» e guardava in platea, temendo e sperando di vedervi il suo amante. Aveva un amante!... Com'egli apparve, come la cercò con lo sguardo, ella sentì rimescolarsi; per darsi un contegno, si rivolse all'amica, chiedendole notizie della crisi ministeriale. Delle visite si alternavano nel palco, la consueta ammirazione rispettosa si leggeva in tutti gli sguardi. La sua paura era sciocca!... Fra il secondo e il terz'atto si schiuse l'uscio di un palco vuoto di seconda fila, e la principessa di San Terenzio entrò, unicamente accompagnata dal marchese Romani, che la sbarazzava del mantello, parlandole all'orecchio. Allora ella vide, nelle poltrone, la Respigliani, seduta tranquillamente fra il marito e l'amante; Madame Duroy, sola, nel palco degli ufficiali; Marino Cortona col cannocchiale appuntato verso la Ferazzano, che lo salutava fingendo di passarsi una mano sulla nuca, per accomodarsi i capelli. L'esempio delle altre dissipava i suoi scrupoli: tutte facevano così! Ella avrebbe adesso voluto che Paolo fosse venuto a farle una visita.
Il domani, appena desta, ebbe la lettera di lui: un inno squillante: «Dal cielo che tu le schiudesti, ai tuoi piedi viene l'anima mia, ti dice la sua trepida meraviglia, la sua folle esultanza, l'eternità della sua gratitudine...» Però, quando fu arrivata in fondo, il foglio le cadde di mano. Riconosceva che era una lettera scritta bene, ma le restava un senso vago e ingiustificato di malcontento. Nel pomeriggio, andò al Pincio; egli era là ad aspettarla.
— Love, sweet love!...