— Conosce chi sono quelle signore, laggiù in fondo?
Voltatosi a guardare, egli rispose:
— Non so... non le ravviso... — e a un tratto, tornando a fissarla, esclamò: — Sentite, volete sapere che cosa faccio adesso?
— Che cosa?
— Apro lo sportello, salgo accanto a voi, e dinanzi a questa gente, tranquillamente, vi prendo la testa fra le mani, vi metto le dita fra i capelli, e vi bevo a baci sulla bocca, sul collo, sugli occhi...
— No... no... per pietà!...
Ella si tirava indietro, spaurita, credendo che dicesse sul serio, e lo scongiurava sottovoce di esser paziente e prudente, di aver fiducia in lei. Poi esclamò con disinvoltura, ordinato al cocchiere di avanzare:
— Arrivederla dunque; a ben presto!
Era contenta di sè, non aveva nulla perduto se restava arbitra di quell'uomo, di guidare gli eventi, di concedersi o di rifiutarsi. Egli tornava alla carica, con lettere ardenti, implorando, minacciando. Dinanzi alla gente, al ballo, si chinava su di lei, a rammentarle quell'ora di cielo, a dirle: «Ora vi porto via!...» Ella implorava cogli occhi, atterrita; l'altro ripeteva: «E credete possibile che io rinunzii a voi, adesso?...» finchè, vinta, ella si lasciava strappare una promessa, ma chiedendogli di rimettersi a lei stessa pel compimento.
Le notizie di Palermo erano migliori, e come il carnevale si avanzava, ella andava da per tutto, trovando un nuovo sapore, in quelle condizioni, alla vita mondana. Il giorno che lesse l'invito pel ballo del Quirinale, il sangue le die' un tuffo; e come Paolo riprendeva con nuovo ardore a esigere il mantenimento della promessa, ella tornò da lui, due giorni prima della festa.