Un pensiero d'amore riscattava la mediocrità di quelle due stanze quasi vuote. Disseminati per terra, sparsi sui tavoli, sulle seggiole, raccolti a piccoli mazzi nelle coppe e nei calici, dei fiori rallegravano la vista, esalavano delicati profumi. Le tendine di cretonne, accostate, impedivano che degli sguardi indiscreti penetrassero, e lasciavano filtrare una mezza luce propizia al turbamento dell'ora. Ella si guardava intorno, muta, tendendo l'orecchio, credendo di udire il rumore di un passo, facendogli segno di parlar sottovoce, chiedendogli che gente abitasse vicino.
— Sei sicuro che non mi conoscano?
— Ma sì... e poi, di che temi? Non sono qua io? Chi ti strappa dalle mie braccia?
Ella si lasciò stringere al suo petto; poi tentò difendersi, ma restò senza forza dinanzi alle soave blandizie delle carezze. A un tratto si nascose il viso dietro un braccio, soffocando un sospiro di vergogna e di rimorso. Egli la consolava, l'obbligava con dolce violenza a voltarsi verso di lui, a guardarlo in faccia.
— Negli occhi... leggimi negli occhi!... Non credi all'amor mio?...
Allora, scuotendo il capo, buttando indietro i capelli, ella incrociava le mani sulla spalla di lui, mormorando:
— Sì, ti credo... Sarei qui, se non ti credessi?
— È vero!
— Ma tu non sai che cosa mi costi!... o Paolo!...
— Amore!