Egli l'accarezzava, in silenzio; ed ella si lasciava fare, inerte, lievemente contrariata nella sua aspettazione di eloquenti conforti e di proteste ferventi, sentendo che malgrado la suprema intimità si conoscevano ancora poco per fare un'anima sola.
— Lunedì sera, al Quirinale?
L'idea di quel convegno secreto in mezzo agli splendori della Corte, delle specie di connivenza che a loro insaputa le avrebbero prestata quelle grandi dame da lei un tempo invidiate, la colmava di sodisfazione. Tornando a casa, con un mazzo di quei fiori che egli le aveva composto, non ritrovava più la paura dell'altra volta; e intanto che, vestita dell'abito da ballo, la sarta le girava intorno, raccogliendo delle pieghe, appuntando dei merletti, ella si guardava allo specchio, trovandosi un'altra fisonomia, un'aria più femme, pensando che la vita cominciava soltanto adesso per lei.
Ella era di nuovo nella reggia! Una chiarezza abbagliante, una diffusa luminosità che faceva parere più vasti e più alti i saloni, e quasi bagnava le morbide stoffe, le carni vellutate, le chiome lucenti. Uno sfolgorìo di gemme, un palpitar di ventagli, lo splendore delle uniformi tempestate di croci, la sfilata dei diplomatici, dei generali, dei cerimonieri, la scomposizione e la ricomposizione incessante di un quadro magnifico dove i toni più caldi e più ricchi eran profusi....
Grazie alla Mazzarini, ella aveva potuto trovar posto vicino all'ingresso dei sovrani; ed ammirava il suo carnet dalle cifre reali, esaminava le tolette e le bellezze, sussultava alle battute della fanfara, all'entrata del re e della regina; contemplava la quadriglia d'onore scandalizzata dagli sbagli che commetteva un ministro e che facevano sorridere la sovrana; e nella esaltazione che le luci, i profumi, la musica, la visione di tutte le ricchezze le procurava, ella quasi non vide Arconti che veniva a salutarla.
L'abito nero di lui le pareva un po' troppo semplice. V'era un addetto militare russo, un capitano, giovane, alto, biondo, dalla cambrure quasi muliebre, dall'uniforme splendente, sul quale i suoi sguardi tornavano spesso. Però, come ella conosceva poca gente, come non era molto notata, un sottile scontento le guadagnava l'anima; ella avrebbe voluto esser moglie di un ministro o d'un ambasciatore, aver diritto ai primi posti, attirare l'attenzione di tutti. Nella specie di umiliazione che la sua fantasia le creava, si sentiva ora prendere da una tenerezza dinanzi a Paolo, il cui sguardo innamorato cercava di lei, non vedeva che lei.
La regina cominciava il giro delle sale; ella invidiava le signore alle quali Sua Maestà accordava l'onore di rivolgere la parola. Pensava: «Si ricorderà di me? Mi parlerà?...» e la seguiva cogli occhi. Ma la sovrana s'era seduta accanto alla baronessa Tchernicheff, e la circolazione si ristabiliva. Sfilavano delle coppie superbe, intorno alle quali tutti facevano ala: delle principesse di sangue reale, delle grandi dame straniere a braccio di diplomatici, di ufficiali, di personaggi magnifici e superbi che avevano l'aria di non guardare nessuno. E il principe di Lucrino apparve ad un tratto, dando il braccio alla marchesa del Nepal, la Inglese che faceva girar la testa a tutta Roma. Si chinava un poco su di lei, la faceva ridere d'un riso che scopriva fin sopra alle gengive i denti lunghi e abbaglianti. Che cosa le diceva? Forse era en bonne fortune.
Più tardi, nel salone degli Specchi, le si avvicinò a domandarle l'onore di una danza. Ella si aspettava dei complimenti, una dichiarazione larvata. Invece il principe parlava della festa, trovando che questi del Quirinale erano dei balli borghesi; egli sapeva un incidente occorso nella quadriglia d'onore, la bévue dell'ambasciatore turco, un motto della sovrana. Quantunque fosse in abito nero, spiccava tra la folla per l'eleganza del suo portamento, per la distinzione del tratto; si vedeva che egli era come in casa sua; Arconti le pareva un poco spostato.
Le battute della fanfara reale annunziarono il ritiro dei sovrani: dei generali facevano aprire la folla, e il re passava dando il braccio alla regina. L'animazione cresceva, adesso cominciava quell'assalto al buffet di cui ella aveva tanto sentito parlare. Vi erano dei tipi curiosi: un vecchio dai capelli inverosimilmente neri, con due grossi smeraldi alla camicia, delle decorazioni complicate, un taccuino in mano.
— Chi è? — chiese ella.