— E me lo dici così?... Io non conosco che una sola cosa necessaria al mondo, ed è l'amor nostro!...

Parlava concitatamente, martoriandole il polso, trascinandola verso la luce.

— Ma che colpa ci ho io?... È un mio capriccio, forse?... Credi che io vada a divertirmi?... Che cosa posso farci?

Egli disse, con voce sorda:

— Verrò anch'io.

— No, Paolo, non lo ripetere!... Non è possibile... A che scopo verresti? Credi che laggiù potrei fare quel che faccio qui? Tutti mi conoscono, non potrei dare un passo senza essere riconosciuta, senza avere tutta Palermo alle calcagna! Tu non potresti nemmeno venire da me due volte di seguito... Vedi dunque? Perchè?...

— Perchè?... Perchè?

Egli la stringeva, la soffocava, cogli occhi rossi, la voce selvaggia:

— Perchè ho bisogno di te!... Perchè non possa vivere senza di te!... Perchè ti voglio portar via... — Poi, sconvoltisi i capelli, scuotendo il capo, prendeva a supplicare: — No... non mi lasciare!... Tu non sai che dolore!... O consenti che venga anch'io, senza vederti, che cosa importa? Ma respirare l'aria che tu respiri; poter dire: ella è qui, forse la incontrerò, forse vedrò, da lontano, il colore della sua veste, il gesto del suo saluto!...

— Povero amore!... Povero amore!...