Prima d'andar via, le condussero nella camera dell'ammalata, che riposava, cogli occhi socchiusi; il nonno e la monaca stavano ai due lati del capezzale; la zia Carlotta teneva la fronte appoggiata alla spalliera del letto.

Ella sentì sollevarsi per le ascelle dallo zio, che disse:

— Bambina, bacia la mano a tua madre.

Baciò la mano bianca e fredda che usciva fuor del lenzuolo; ma il cuore le si chiudeva, perchè i baci alla sua mamma li aveva dati sempre in viso. Non parlava nessuno.

Quando furono in carrozza, con Miss e lo zio, ella chiese improvvisamente:

— Che cos'ha la mamma?

— Nulla, bambina... Sai bene, soffre un poco...

— Allora perchè la lasciamo?

— Andiamo innanzi; poi verranno gli altri.

Arrivati al Capo, tutta la gente di campagna circondò lo zio, e la moglie del fattore le condusse in casa. Era una giornata bella quanto mai, con un'aria così chiara che, dalla terrazza, Stromboli e Panaria quasi si toccavano con mano, ed anche il piccolo scoglio di Basiluzzo si scorgeva come un sassolino in mezzo al mare. Giù in giardino c'era un gran caldo e un gran silenzio; s'udiva il ronzare degli insetti che pareva il mormorio d'un discorso lontano. Sul tardi arrivò il portiere da Milazzo; appena lo vide apparire dietro il cancello, gli gridò: