— Ma se non possiamo più spendere come prima, dillo! rinunzierò al superfluo!... Credi ch'io sia una bambina? So farmi una ragione anch'io!...

— Per vederti atteggiare a vittima, eh? per sentirti dire che ti sei sacrificata?...

Invece, era lui che non voleva fare nessun sacrifizio, che continuava a prodigar pazzamente il denaro. Ella sentiva crescere il proprio rancore, i motivi di diffidenza e di malcontento. La sua dote, che egli le aveva rinfacciata come una miseria, adesso gli faceva molto comodo; le persone che s'interessavano a lei l'avvertivano di stare in guardia, potendo anch'essa venir travolta nello sfacelo. Fra tanti contrattempi sopravvenne l'estate; il ritorno a Roma, in quella stagione, era impossibile. Ella che aveva promesso a Paolo di raggiungerlo prima del caldo, doveva venir meno alla parola datagli! E adesso lasciava libero corso all'acrimonia di cui era piena, teneva fronte a suo marito. Una voce sorda le diceva che ella aveva vendicati ad usura i torti ricevuti; ma non voleva convenirne con sè stessa: la coscienza del torto la faceva insistere di più nella legittimazione, le sue ragioni le parevano più forti ed ella parlava più alto.

— Vattene!... — diceva suo marito, freddamente. Se non ti piace, vattene; nessuno ti trattiene.

Ma il solo fatto che era lui a consigliarlo, le faceva rifiutare quel partito. Tutto ciò che egli diceva le riusciva insoffribile, tutto ciò che faceva le ritornava di danno. Egli si decideva a tornare nel continente in ottobre, giusto nel momento in cui Paolo partiva per la Sicilia, con la commissione d'inchiesta!

Questa volta, col bisogno di trovarsi accanto una persona di cui potersi fidare, ella insistette per condurre seco Stefana. A Castellammare, dove Guglielmo volle fermarsi, ricevette le prime lettere di Paolo che salutavano la sua isola: «Questo è il cielo che tu hai rimirato, l'aria che hai bevuta, il mare che t'ha cullata. Qualche cosa di te fluttua tutt'intorno, mi sembra di vederti apparire a tutti gl'istanti, vorrei fermare i passanti e dir loro: La conoscete?...» A Palermo, egli aveva quasi potuto vivere della sua vita: «Ho parlato di te, ho stretta la mano alle persone che tu conosci, ho visto la tua casa, vi sono passato di sera, a notte tarda. Non posso dirti quel che ho pensato, la voluttà amara di cui mi sono imbevuto...» Ma, come egli arrivò a Milazzo, la sua tenerezza divenne uno struggimento. «Qui tu sei vissuta fanciulla! Qui tu sei entrata nella vita! Tu non sai che dolcezza v'è in questo pensiero, che tentazione di pianto soave è la vista di tutte le cose a cui tu fosti associata nei tuoi giovani anni!... Ho visto tuo nonno, ho parlato con lui, di te; sono entrato in casa tua. Mi sono fermato sulla soglia della tua cameretta; avrei voluto piegare i ginocchi, tenderti le braccia, chiamarti. Qui tu sognasti i tuoi sogni di vergine! La stessa Purezza abitò fra queste mura!... Nessun pensiero triste si associa a questa evocazione; è tutto un sorriso, un incanto. Mi sono fermato alla finestra: l'occhio si perde nell'immensità del mare, i monti del Faro sono d'ametista nella lontananza. Ho scoperto perchè i tuoi occhi hanno una trasparenza così cristallina: il mare li colorò dei suoi riflessi... Tuo nonno ci ha invitati a pranzo: sono vissuto un giorno con te, in mezzo alle cose tue: ho preso posto alla tua tavola, mi sono seduto dove tu sedevi. Che letizia, che incanto! Non ho staccato gli occhi da quel buon vecchio: pensavo come tu lo guardavi, volevo essere te. Il tuo spirito era sempre presente; come ho fatto a parlare, a rispondere? avevo gli occhi rossi di pianto... Conosco la tua casa come la mia propria, sono salito sulla terrazza, ho visitato il giardino, ho tracciata l'iniziale del tuo nome sul sedile di marmo che è dirimpetto alla vasca... A San Francesco di Paola ho visto le sepolture dei tuoi cari; mi son rammentato delle preghiere che m'apprendeva mia madre...»

Allora, un velo di lacrime le impedì di leggere oltre. Dei singhiozzi brevi come sospiri le sollevavano il seno, un tremito nervoso le faceva mordere un poco le labbra. Tutto il suo passato risorgeva dalle profondità della memoria, ella rivedeva i luoghi dove era trascorsa la sua fanciullezza, le cose e le persone, sè stessa; e tutto quello che aveva provato, i dolori piccoli e grandi, le aspirazioni, le irrequietezze, i disinganni, le rifluivano al cuore, lentamente e incessantemente. Ella non aveva più pensato ai suoi morti, a quella sorellina che aveva giurato di tener sempre nel pensiero! Quanto tempo trascorso! Come la figura della scomparsa si perdeva, si cancellava! E non aveva creduto possibile resistere allo schianto di quella dipartita! Così era la vita! Le sue lacrime finivano in uno stupore immenso, dinanzi alla trasformazione operatasi in lei, di cui aveva per la prima volta l'improvvisa coscienza. Era ella veramente la fanciulla vivace e gioconda d'un tempo, la compagna della piccola Laura? Come la vita s'era svolta suo malgrado! Quanti propositi svaniti!... Quanti uomini aveva creduto d'amare! Ella li rivedeva tutti, i fanciulli ed i giovani, i noti e gli ignoti: il conte Rossi, Niccolino, Enrico Sartana, l'ufficiale di marina. Quante vane promesse! quante aspettazioni deluse! Ed ella aveva conosciuta la colpa! era caduta, più volte! Come avrebbe ella potuto prevedere quell'avvenire ora fatalmente compiuto, l'ostilità degli eventi, l'inganno, l'errore? Se avesse saputo!... Se avesse potuto tornare indietro!... Perchè non aveva conosciuto più presto l'uomo dal quale le veniva ora l'unica dolcezza, che la comprendeva, che era fatto per lei?... E lo aveva ingannato! aveva avvelenato anche quell'ultima sorgente di gioia!... Una grande passione era stata l'aspirazione della sua vita; e, conseguitala, l'aveva disconosciuta! Perchè non aveva ceduto in tempo a quell'uomo, perchè la fede nell'amore non era riuscita a salvarla? Apprezzava in tutto questo l'effetto della trista esperienza, degli esempii funesti; ma gli eventi ora compiutisi erano arrivati imprevisti — e che cosa le serbava dunque l'avvenire?...

La scossa prodotta nel suo spirito da quella paurosa contemplazione si propagava nella persona, le metteva un moto febbrile nel sangue. La tristezza dell'autunno, il primo freddo che correva per l'aria accrebbero il suo malessere; per molti giorni fu costretta a restare a letto, sofferente e dolente. Quando, superata la crisi, ella si guardò allo specchio, un nuovo turbamento la vinse. Attorno ai suoi occhi si disegnava un cerchio bistro; le sue guancie avevano perduta la floridezza della salute; un principio d'avvizzimento guadagnava la pelle; il colore delle labbra cominciava a passare. Lentamente, come per discacciare un fastidio, ella si stirava la fronte con una mano, gettava indietro i suoi capelli. Adesso era un'altra visione che cancellava quella del passato: il tramonto, il disfacimento della sua bellezza, la vecchiezza inutile e triste. Pochi giorni di malattia erano bastati perchè quei segni funesti si rivelassero. Ella si avvicinava a rapidi passi ai temuti trent'anni, la gioventù fuggiva... Così presto! così presto! Non avrebbe creduto!... Il tempo aveva l'ali!... Ricordava di aver pensato spesso, fanciulla: «Che cosa mi accadrà intorno ai venticinque anni, quando sarò nel pieno possesso del mio regno di donna?» E i venticinque anni erano tramontati da un pezzo, e che cosa aveva ella avuto?...

Uscì a poco a poco da quella depressione angosciosa. Tornarono i bei giorni; il golfo era tutto un sorriso, le lettere di Paolo tutte un sospiro d'amore. La sua vita dipendeva oramai da quell'uomo; ella concentrava in lui ogni speranza. Suo marito faceva di tutto per buttarla nelle sue braccia, se non fosse bastato il bene che gli voleva: corteggiava una signorina inglese emancipata, si faceva veder solo in compagnia di colei, permetteva col suo contegno le ardite galanterie che gli uomini rivolgevano a lei stessa. La notte, ella lo udiva andar via dalla camera, attigua alla sua propria, che egli occupava; non rientrava che all'alba. Allora, voleva anch'ella sfidarlo, scriveva a Paolo di venire a Castellammare, nello stesso albergo, accanto a lei. La sua tristezza si dissipava nel proposito di procurare all'uomo amato la felicità a cui aveva diritto. La sua salute rifioriva, ella era ancora giovane e bella: le restava ancora tanto tempo da rifar la sua vita!...

Nell'attesa della gioia, le ultime traccie del male si dissiparono; il giorno dell'arrivo di Paolo ella era sfolgorante; gli uomini glie lo dicevano; egli stesso glie lo ripetè, piano, guardandola cogli occhi innamorati, alla terrazza dell'albergo, dinanzi al mare.