Era dunque lei che ripartiva per la Sicilia, che mancava alla parola data all'amante? Quest'idea le era sopratutto intollerabile; ella imaginava il corruccio di Paolo, lo ingrandiva, udiva le sue accuse, considerava più delle proprie ragioni quelle di lui. Per darsi animo, per farsi perdonare, gli giurava che la separazione sarebbe stata di corta durata; ma un'irrequietezza febbrile s'impadroniva di lei; a Palermo i suoi colloquii col marito si facevano più aspri; ella si metteva ad enumerare tutti i motivi di dolore che le aveva dati quell'uomo: i tradimenti, le derisioni, i disprezzi, le brutalità, gl'insulti. Egli non aveva avuto che dileggi per tutto quello che gli aveva dato: la verginità dell'animo e del corpo, il fiore della sua giovinezza, tutta sè stessa! Come le aveva amareggiata la vita! E nel ribollimento del suo rancore, ella quasi si mordeva le mani, all'idea dell'errore suo proprio, della rovina da lei stessa voluta, legandosi a quell'uomo quando tutto l'aveva messa in guardia contro di lui, lui stesso pel primo! Non v'era dunque più riparo a quel danno? Dov'era dunque l'arditezza, il coraggio che la gente le riconosceva? La gente, adesso, la compiangeva; sua zia l'esortava a farsi animo quand'ella prorompeva in lamenti sdegnosi. Ma non sapeva che lamentarsi! Perchè era così difficile spezzare una catena trascinata pesantemente da anni, romperla una buona volta con quel passato?...
Paolo le aveva scritto da principio, poi le sue lettere si erano fatte rare e fredde; a un tratto cessarono. Adesso era lei che lo scongiurava, che gli chiedeva la pietà d'un rigo. Quando Stefana tornava dalla posta senza recarle nulla, ella non credeva alla donna, quasi se la prendeva con lei, restava un'intera giornata senza dire una parola a nessuno, col cuore oppresso, col bisogno di gridare, di piangere.
Il dissesto finanziario di suo marito era talmente cresciuto, che egli aveva dovuto cominciare a vendere; e i creditori insodisfatti minacciavano di togliergli di mano l'amministrazione del patrimonio suo e di suo figlio. Nell'avversità, egli si avviliva, diventava un altro uomo, fiacco, indeciso; ed ella sentiva che sarebbe stato ingeneroso da sua parte lasciarlo ora che stava per fallire. Però, quando egli veniva a narrarle i suoi imbarazzi, a chiedergli dei consigli, ella protestava:
— Cosa vuoi da me? Sono affari che ti riguardano! Perchè vieni a contarmeli adesso?
Una sera, che ella gli aveva risposto sgarbatamente, Guglielmo osservò, con una freddezza studiata:
— Sai che ti trovo molto mutata?... Dacchè non siamo andati a Roma, sei diventata un'altra...
— E che vorresti intendere?
— Nulla!... Avevi fretta di andare a Roma... c'erano delle ragioni che ti chiamavano lì?
Ella rispose, facendo sporgere il labbro, con un tono di superiorità offesa:
— I tuoi sospetti non arrivano alla suola delle mie scarpe...