— E m'amerai sempre?
— Eternissimamente!
— Ho bisogno di sentirlo ripetere... Quasi non credo a me stessa... Perdonami: non è sospetto verso di te, è meraviglia, è stordimento, perchè io disperavo di sentirmi dire mai questo.
Allora gli narrava la sua vita, i disinganni patiti, le amarezze di cui s'era abbeverata, il disastro di quel matrimonio sciagurato. Negava, con tutte le sue forze, d'aver mai amato suo marito; esagerava un poco i torti di lui, la virtù della propria resistenza, col bisogno di giustificarsi; quantunque nell'attitudine, nelle parole dell'amato non fosse che un grande compianto.
— Non parlare di questo — protestava egli — parlami del tempo in cui eri fanciulla.
Voleva saper tutto, le cose capitali e le più insignificanti, i suoi giuochi, le sue fantasie, quando aveva messa la prima veste lunga, che cosa aveva pensato dell'amore, se aveva amato.
— Sì, ma in un altro modo!... Ascolta dunque: bisogna che tu sappia tutto di me...
E si rifaceva da bambina, dai ricordi di Firenze, dai dolori della sua povera mamma, dal turbamento istintivo e incosciente destatole dal conte Rossi; poi narrava l'amoretto con Niccolino Francia, enumerava le sue amicizie, insistendo su quella di Bianca Giuntini.
— Era più grande di me, più bella...
— Non è vero!