— Ti ricordi? Fu all'albergo di Milano...
— Mi par di vederti: ti avevo scorta dalla piazza, mi sentii attratto verso di te da una forza magnetica.
— Anch'io ti notai subito, quando salutasti... Era predestinato!... Perchè non mi portasti subito via?
— Se avessi ascoltata la voce del cuore!...
— Che impressione ti feci?
— Mi sembrasti un fulgore abbagliante; contro la luce i tuoi capelli splendevano. Da quel momento pensai sempre a te, come all'unica donna degna d'esser desiderata. Da quel tempo, nessun'altra donna mi ha occupato... E tu pensasti qualche volta a me?
— Ma sì, ma sì!...
Allora egli voleva sapere tutto quello che le era avvenuto durante il matrimonio; ella parlava vagamente della simpatia ispiratale da Sampieri, da Aldobrandi, della corte discreta che le avevano fatto altri; ma tutte le volte che le loro confidenze prendevano quella piega, ella sentiva più acuto il rimorso del tradimento, più imperioso il dovere di confessarlo; però, non riusciva a parlare, non si sentiva la forza di affrontare lo sguardo di lui limpido e fermo; acquetava la propria coscienza con la risoluzione di dir tutto più tardi. Intanto, anch'ella voleva conoscere il suo passato, insistendo per sapere ogni cosa se egli rispondeva ambiguamente a qualche sua domanda.
— No — assicurava Paolo — neppure i miei furono amori, furono le prove per cui passano tutti, dei legami fugaci...
— Però, una volta...