Ciascuno riconosceva, per le ragioni dell'altro, l'impossibilità di conseguire quel sogno; riconoscevano ancora la necessità di vivere separati, ma disponevano anticipatamente la loro vita in modo che nessun giorno sarebbe passato senza vedersi da soli o dinanzi a quel mondo nel quale anch'ella contava di sostenere una parte.

Non era soltanto per lui che ella rinunziava a vivere insieme ignorati; era per tutelare l'amore: l'intimità di tutti i momenti avrebbe finito per intiepidirlo. Se ella voleva esser sempre desiderata, le bisognava spiegare tutte le sue attrattive, mostrarsi or da lontano or da vicino, brillare in società, perchè egli si potesse dire: «Questa donna che tutti desiderano è mia, unicamente!...»

Assaporando la dolcezza d'un autunno mite e sereno, si attardavano intanto sulle rive del lago di Ginevra, peregrinando a Losanna, a Vevey, visitando il castello di Chillon, spingendosi fino a Yverdun e a Neuchâtel, fin quando il primo freddo fece prender loro a malincuore la via di Roma. Per prolungare ancora quell'incanto, andarono nei primi giorni allo stesso albergo; Paolo aveva lasciata la sua casa ed ella doveva ancora trovare la propria. Come la città era ancora deserta del loro mondo, essi andavano spesso insieme, si davano dei convegni al passeggio, in un negozio; s'incontravano come per caso, ed era un fascino supremo mormorarsi delle parole d'amore tra i saluti reverenti delle persone che ancora non sospettavano nulla.

Ella trovò, al Maccao, un quartiere che si meritava il nome di Nido datogli da Paolo; piccolo, ma civettuolo, soleggiato, con del verde dinanzi. Le corse per provvedere al mobilio le prendevano adesso tutto il suo tempo; ella domandava dei consigli all'amato sopra ogni cosa, ma finiva per scegliere lei stessa, guidata dal proprio gusto che egli esaltava. Paolo le aveva mandato delle grandi ceramiche, dei piccoli quadri, degli oggetti d'arte, volendo che da per tutto i suoi occhi si posassero su qualche cosa che le parlasse di lui.

— Ma tu hai forse bisogno di essermi ricordato? Se sapessi come mi sei presente, sempre, a tutti gli istanti!... come non vedo che te, non penso che a te, non odo che la tua voce!...

— Il tuo pensiero — diceva egli — è il sostrato, la trama sulla quale si ricama tutta la mia vita...

— Come parli bene!... Io sento quanto te; ma le espressioni mi mancano...

— Non basta il tuo sguardo?

Quando si compì l'arredamento del Nido, ella vi passò; fu un giorno di festa. Là si sarebbero sempre amati, là ella avrebbe assaporata la dolcezza di vivere! Ma tutti i giorni era festa: ricorreva quasi tutti i giorni una data luminosa nella storia del loro amore; egli ne aveva compilato il calendario, nel quale erano segnati il primo incontro, la confessione, la prima lettera, il primo bacio, il possesso, Castellammare, l'unione assoluta, cento altri piccoli avvenimenti che ella non aveva neppure notati. Che pensiero poetico era stato il suo! Che baci aveva ella posto su quel foglio, documento dell'adorazione ispiratagli! E nella ricorrenza di quelle feste, appena ella apriva gli occhi alla luce, Stefana le veniva dinanzi coi fiori che egli le mandava: l'omaggio più gradito, l'attenzione sempre sognata e mai ottenuta; ella li carezzava, ne aspirava il profumo, ne custodiva alcuni tra le pagine di un libro, in una lettera di lui. Che felicità!

Però, come adesso la gente cominciava a dimostrar di conoscere i loro rapporti, Paolo avrebbe voluto farsi vedere meno spesso con lei; ella insorgeva contro quell'idea dettata da uno scrupolo eccessivo: