— Tu m'ami, non è vero?... Dillo! ripetilo...

II.

La schiera dei suoi ammiratori si faceva numerosa: ella ne aveva sempre qualcuno d'intorno. Imaginavano di poter trarre profitto della sua libertà, supponevano che ella l'avesse cercata per darsi alla vita galante! I loro elogi, sì, le piacevano, solleticavano la sua vanità femminile; ma come s'ingannavano nel resto! Ella teneva fronte a tutti, voltava in ridicolo le loro dichiarazioni, scherzava a parole, li metteva a posto se passavano il segno, e quella lotta acuiva il suo spirito, le dava la coscienza della propria forza. Il marchese di Durazzo, uno dei più brillanti, dei più assidui e dei più insistenti, non restava due minuti con lei senza farle delle dichiarazioni più o meno velate; ella sosteneva imperterrita i suoi attacchi.

— Dubitate delle mie parole?

— Me ne guarderei bene!

— Allora, consentite ch'io speri?

— La speranza è l'ultima a morire.

— Siete crudele!... Non potrò far mai nulla per provarvi l'amor mio?

— Sì, una cosa semplicissima...

— Ditela!