— Oh!... credi pure che lo capisco bene... Vedi, bisogna essere ragionevoli!... Anche tu devi intender ragione, andare a casa, pensare ai tuoi affari!... Che cosa è una separazione di un mese?... Se hai fiducia in me...
— Amore!... Amor mio!... povero Amore!
E allora soltanto egli s'indusse a lasciarla. Per essergli più vicina, ella andò a Recoaro; la tristezza della solitudine si dissipò presto nell'animazione che le regnava d'intorno. Come da per tutto, ella era sempre molto festeggiata, i giovanotti la corteggiavano, i mariti lasciavano le mogli per fare i galanti con lei. Ella accoglieva i complimenti di tutti, opponeva a tutti la stessa resistenza vivace, agguerrita. Talvolta si sorprendeva a pensare a qualcuno di quegli uomini: ve n'erano che le piacevano fisicamente, o per le doti dello spirito: ella si rimproverava questi pensieri che accordava loro. Amando un altro, essendosi data a lui, anima e corpo, per sempre, come era possibile pensare ad altri, sia pure per un momento? La passione non era dunque come aveva creduto, cieca, esclusiva; o era lei stessa incapace di provarla, leggiera, volubile? No; ella amava Paolo, con tutte le sue forze, ora molto più di prima. Prima era stato capriccio, curiosità, attrattiva del frutto proibito, persuasione vendicatrice; adesso ella si sentiva legata a lui, indissolubilmente, dal culto che egli stesso le aveva votato, dalla gratitudine per la felicità che le aveva fatto conoscere... Forse anche il bisogno di legittimare la sua caduta esagerava la forza di quell'amore?... Perchè riconosceva ella questo? Perchè scendeva in fondo alla sua coscienza ad esplorarne le pieghe recondite!
Ella scopriva ora la differenza passante tra le cose imaginate e le reali. Quella passione creduta ideale era cominciata male, non era bastata una prima volta a salvaguardarla; adesso non le impediva di trovare che v'erano altri uomini dai quali si sarebbe lasciata amare... Era dunque veramente una perversa?... No. Ella riconosceva ancora che qualche cosa di simile accadeva in tutti, che nel fondo del proprio animo nessuno era quale appariva; che tanti istinti, tanti moventi, tante idee, si nascondevano, si mascheravano... Non doveva accadere lo stesso in Paolo? Nell'amore di lui non doveva entrare l'orgoglio di averla fatta cadere, di vedersi additare come l'eroe d'un romanzo?...
Le riflessioni non duravano a lungo; la vita la riprendeva; ella pensava che la vivacità della sua imaginazione, l'acutezza del suo spirito erano le cause di quelle osservazioni un po' tristi. Che importavano tutte quelle sottigliezze? Ella affermava la prepotenza dell'amore, dell'ideale. Se pensava talvolta a qualche altro uomo, ammetteva forse la possibilità di tradire l'assente? Avrebbe voluto vedersi messa alla prova dalla seduzione in persona, da don Giovanni redivivo, perchè rifulgesse la forza della propria costanza! Tradire l'amato, adesso, le sarebbe parsa una infamia senza nessuna scusa. Egli le scriveva delle lettere traboccanti di passione, di tenerezza, che ella divorava, rileggeva due e tre volte, fino ad impararle a memoria, assistendo così a tutta la sua vita, dimenticando coloro che le stavano attorno.
Il cavaliere Augusto di Sant'Uberto, fra questi, era uno dei più insistenti. Un elegante, un seduttore di professione, con una fama di spadaccino, di duellista fortunato: lo spauracchio dei mariti. Magro, alto, dagli occhi vivaci, dai mustacchi a punta, dalle mosse eleganti; un ballerino consumato, compromettente. Le aveva mormorato le prime frasi galanti durante una danza, tenendola stretta, facendole sentire tutto il suo corpo, il peso d'uno sguardo divoratore. Ella aveva evitato di guardarlo: uno scambio di sguardi, ballando a quel modo, dopo quelle parole, poteva decidere il destino d'una donna! Le sue qualità mondane, la sua reputazione di conquistatore lo rendevano interessante per lei; ella non voleva però compromettersi, tanto più che lo sapeva legato con la Rinardi, una sua nuova amicizia. Egli tornava alla carica, e come trovava sempre la stessa resistenza, si vendicava punzecchiandola, contraddicendola in ogni sua opinione; se la vedeva con un romanzo in mano, se l'udiva ammirare la calma della notte, lo stormire degli alberi, il chiaror della luna, canzonava con insistenza il suo ideale poetico.
— Volete dirmi con questo che voi comprendete il solo reale? Vi credo!
— E voi andate dietro alle finzioni!
— Se la verità è tanto brutta...
— Che cosa ne sapete?