— Purtroppo!

Ella si dava l'aria di una scettica, come se uscisse allora da un inganno crudele; in secreto rideva di quella commedia. Sant'Uberto, pigliandosi beffe di lei, le diceva che uno solo poteva comprenderla in mezzo a quella società: l'avvocato Trovisani. Glie lo avevano presentato alla Trink-Halle: un uomo sulla quarantina, un po' basso, bruno, con una barbetta corta ma folta, con delle mani ben fatte, delle quali era molto vano. Le stava spesso vicino, rispettosamente, prevenendo i suoi desiderii, schierandosi sempre, ad ogni costo, dalla sua parte, ogni volta che s'impegnava qualche discussione. Come per alcuni giorni non si vide, Sant'Uberto le disse:

— Sa che Trovisani la evita?... Ha detto: «Sento che quella donna mi sarebbe fatale!»

— Oh, Dio!

Malgrado lo trovasse un po' comico, e quantunque Sant'Uberto fosse capace d'avere inventato lui quel motto, ella ne provò un senso di piacere. L'avvocato tornò ad avvicinarla, a farle la sua corte discreta. Ella lo credeva perfettamente innocuo, quando, un giorno che erano andati a fare un'escursione alla Civillina, trovandosi solo con lei, le afferrò una mano e si mise a baciargliela.

— Trovisani, siete matto?

Tentava di liberarsi, con una voglia di ridere, tanto le pareva buffo. Egli continuava, esclamando:

— Vi amo! Vi adoro! Dovete esser mia...

— Siete pazzo? Lasciatemi, o grido...

Riuscì finalmente a svincolarsi, raggiunse quegli altri; ma l'avventura la fece pensare ai pericoli cui la sua posizione l'esponeva. Così, tornò a Roma un po' prima del tempo stabilito con Paolo, scrivendogli di venirla a raggiungere, di non lasciarla più sola... «È troppo eterna questa separazione; non mi fido più di starmene lontano da te. Come sono stati tristi, lunghi, interminabili, questi giorni di solitudine! Tutto mi è parso vuoto ed inutile; trovandomi in mezzo alla gente, ammirata, invidiata, pensavo: Che cosa sto a far qui? Per chi fo questa toletta, per chi spendo queste cure?... Per nessuno, egli è lontano, non può vedermi, i soli elogi suoi avrebbero un prezzo. O Paolo, la vita senza di te è una cosa impossibile! Ritorna, affrettati, io ti tendo le braccia, t'invoco...» Egli tardò ancora qualche giorno, scusandosi in lunghissime lettere; ai primi di novembre finalmente fu a Roma.