— Petite folle! — mormorava la zia, abbracciandola. — Tu non avrai sempre dodici anni, ma li hai adesso, non è vero?... e bisogna ascoltare quelli che ne hanno più di te!...

— Lo so, zia; ma cosa ho detto di male?... Quando sarò maritata! Tu non ti sei maritata? Mi mariterò anch'io!

— Va bene, però le fanciulle ammodo non parlano di questo.

— Ti fa dispiacere? Se ti dispiace, non lo dirò più.

Ma ella restava ancora tutta fremente di ribellione, girava intorno gli occhi ingranditi, luccicanti, si mordeva un labbro, e a un tratto, profittando della diversione prodotta dall'arrivo del cameriere che annunziava il desinare, si buttò al collo della zia e le sussurrò, tra risa represse:

— Sai perchè non vuole che se ne parli? Perchè lei non l'ha voluta nessuno!...

Il domani cominciarono le visite, prima di tutto ai parenti degli zii: la marchesa di Mistretta, il commendatore Guarino, due vecchi noiosi, dai quali solo Laura si lasciava baciare e ribaciare in santa pace, guadagnandosene le preferenze.

— Hai visto, grulla? — esclamava la zia. — Tutte le carezze sono state per lei!

— Che m'importa! Se le prenda. Mi secca esser baciata dai vecchi!

L'invidia, la gelosia ed anche le zuffe scoppiarono fra loro due più tardi, nel contendersi la felicità di passare, appena sveglie, nel letto della zia; tanto che questa fu costretta a stabilire un giorno per ciascuna. Nondimeno, lei pretendeva talvolta che Laura le cedesse il suo turno, le dava all'occorrenza degli spintoni, la lasciava piangente per terra.