Egli taceva; delle volte quel silenzio si prolungava fino a divenire imbarazzante.
— A che pensi?... — chiedeva ella.
— A nulla... alla relazione che debbo presentare domani...
Ella incrociava le braccia, battendo lentamente un piede. Voleva far la sostenuta, costringerlo a cedere per il primo. Come egli continuava ad accarezzarsi i baffi, ella finiva per gettargli le braccia al collo.
— Ma parla! scuotiti! dici che hai!... Sei geloso? Di Lucrino?... Ah! ah!... Che grullo!... che grullo!... Ma non vedi che non so come fare per attirarti a me? che io morirei piuttosto che tradirti?...
— Quell'altra volta, però, tu non sei morta...
— Ah!...
Ella si morse le labbra, gettando un poco indietro il corpo, come repentinamente ferita. Poi, dischiuse le braccia e piegato il capo, mormorò:
— E giusto!... Poichè t'ho ingannato una volta, tu devi credermi capace di ingannarti ancora... di passare di capriccio in capriccio... di fingere e di mentirti...
— Io non ho detto...