Dissipate le ultime traccie dell'uragano, seguivano lunghi giorni di calma, nei quali non era più quistione di sospetti e di accuse. Come veniva l'estate, ella gli dava a scegliere le stoffe delle sue tolette, gli mostrava i figurini dei giornali di mode, gli descriveva le confezioni viste nelle sartorie, gli enumerava le commissioni date dalle sue conoscenze. Egli la metteva a corrente del dietroscena parlamentare, discuteva la situazione ministeriale, commentava le notizie del giorno, discuteva le teorie di governo; ma era per lei un soggetto di stupore continuo il sentirgli sostenere la sua tesi sulla relatività di tutto, sul gabbamento universale, e il vederlo poi incaponito nel suo concetto democratico.
— Non ti contradici, così?...
— Io soltanto?... Ma se tutto è contradizione!
Ella si rifiutava di accogliere la persuasione molesta che quella sua fermezza in un ideale politico dipendesse da un calcolo, dall'assegnamento sulla riuscita del suo partito... Dopo le vacanze di carnevale, scoppiò finalmente la crise che si prevedeva da tanto tempo. Di giorno, egli non si fece più vedere; le scriveva però dalla Camera lunghe lettere, spiegandole la conversione a sinistra che s'imponeva al capo del futuro Gabinetto, annunziandole l'offerta d'un segretariato generale che gli avevano fatta, sebbene indirettamente.
— Tu m'hai portato fortuna! — le diceva, la sera, quand'erano insieme. — Quel giorno che m'auguravi forse è vicino... Io ne sono contento per te; se varrò qualche cosa, mi sentirò meno indegno dell'amor tuo...
Ella gli turava la bocca, protestando che l'indegnità era la sua propria; ma tutto questo non le procurava la compiacenza che ella aveva sognata; suo malgrado, scorgeva dietro le parole dell'amante, sotto quella esagerata modestia, la sodisfazione d'un orgoglio che non le pareva troppo giustificato...
La crise si risolse senza che l'offerta fosse confermata. Egli stesso disse che non l'avrebbe più accettata, visto il programma del nuovo ministero. Per lei, aveva torto; ricominciavano delle discussioni, ciascuno si accalorava nel sostenere la propria tesi; poi seguivano dei brevi silenzii durante i quali ella reprimeva degli sbadigli.
Avvicinandosi la chiusura della Camera, egli le chiese se permetteva che andasse a casa; non si oppose. Pensava che la lontananza avrebbe fatto bene ad entrambi, avrebbe fatto apprezzar loro ciò che la sazietà poteva sciupare.
Restò ancora un poco sola a Roma; come il caldo la cacciò via, riprese la vita errante degli alberghi, delle stazioni di bagni. Intorno a lei, gli uomini facevano la ruota, si studiavano di interessarla. Alcuni, più arditi, le parlavano liberamente, le dicevano delle cose che ella fingeva di non capire, o che ascoltava abbassando gli occhi, o che provocavano le sue risposte taglienti. In cuor suo, non era molto sdegnata: le piaceva di essere fra le più entourées; il movimento, le conversazioni, la musica, la danza finivano di stordirla. In ogni parola che gli uomini le rivolgevano, ella trovava la misura del proprio fascino, la conferma che mai il suo impero di donna era stato più saldo. Paolo riprendeva a scriverle assiduamente, rimpiangendo i giorni felici, ricordandole di pensar sempre a lui; ma ora ella comprendeva che questa sua nuova assiduità non era disinteressata, che poteva invece esser dettata dalla paura di perderla. Con la coscienza del proprio valore, ella imparava a giudicare più esattamente l'uomo al quale si era accordata. L'orgoglio era il sentimento che più lo dominava. La confessione del tradimento lo aveva ferito, più che nell'amore, nell'amor proprio. Aveva imaginato di essere stato il solo a conquistarla, il solo a vincere, con la potenza della propria seduzione, la virtù di lei; la scoperta che un altro aveva ottenuto, dopo di lui, ma più facilmente di lui, ciò di cui solo si credeva degno, gli aveva tolta una persuasione cara al suo orgoglio. Adesso, l'idea che un altro potesse portargli via il vanto della propria conquista, lo faceva nuovamente appassionato ed eloquente. Ma la sua eloquenza non era fatta di rettorica? Ella rammentava le sue scettiche opinioni sui sentimenti, sull'ideale, sull'inganno universale. In fondo al suo disprezzo di tutto e di tutti, c'era però l'esaltata opinione di sè stesso... Adesso, ella vedeva più distintamente i suoi difetti... Che importava! V'era qualcuno che non ne avesse? Dicevano che l'amore acceca: una frase fatta! O vedeva i suoi difetti perchè l'amore s'intiepidiva? No! no! Ella lo amava sempre; l'idea di tradirlo non le passava neppure pel cervello.
Però, nessuno sapeva come ella era fatta. Degli sconosciuti le scrivevano lettere anonime, ora piene di dichiarazioni poetiche, ora di incitamenti sensuali; tutti le davano degli appuntamenti, le chiedevano di mettere dei segnali nel caso che ella acconsentisse... Ella stracciava quelle lettere, dapprima sdegnata, poi ridendo della stoltezza di quella gente; e in fondo sentiva crescere la stima di sè stessa, apprezzava di più la propria superiorità. Paolo l'aveva trattata male, le aveva dato motivi di lagnanze: eppure, era stata lei a pregarlo, a trattenerlo. Quante donne avrebbero fatto altrimenti, si sarebbero ribellate!... Ella ne conosceva ogni giorno, di quelle che non avevano altro amore al mondo fuorchè sè stesse, che si lasciavano amare senza scomodarsi, incapaci di fare il più piccolo, il più futile sacrifizio! Ne conosceva di quelle che dichiaravano la passione una cosa sciocca, balorda, nociva alla salute; che si mettevano a ridere quando ella affermava che senz'amore non v'era legame possibile. E queste erano le più fortunate; gli uomini le seguivano come la loro ombra, subivano pazienti i loro capricci, perdonavano i loro tradimenti, strisciavano ai loro piedi. Ella che si era vista trascurata dall'uomo al quale aveva immolata tutta sè stessa, invidiava la loro fortuna, ma aveva troppo cuore, sentiva troppo per imitarle. Una di quelle, la Merio, la più fredda, la più insensibile, le pareva un mostro. Teneva gli uomini a bada, li obbligava a fare dei viaggi, delle pazzie, ad aspettarla di notte, all'acqua e al vento, per concedere poi loro una stretta di mano, per degnarsi di ricevere una lettera. Quando qualcuno la seccava troppo, faceva intendere a un altro di levarglielo di torno. Dei duelli erano avvenuti per lei, un giovanotto si era ucciso. Il giorno che lo avevano portato a seppellire, ella era andata a passeggio, in carrozza scoperta, inaugurando una nuova toletta. La sua carrozza s'era incontrata col carro funebre; ella aveva continuato a guardarsi intorno, dietro l'occhialino dal manico d'oro!...