V.
— Io sono vile nei miei affetti!
Come Paolo, l'inverno seguente, la trascurava ancora per la politica, ella tornava a scongiurarlo di esser buono con lei; e poichè egli negava di esser mutato e derideva le sue paure, ella ripeteva:
— Ridi, ridi pure!... Sai che t'amo, che sono vile nell'amore...
— Che frasi drammatiche!
E adesso, ogni volta che ella esprimeva qualche pensiero delicato, un sentimento non comune, egli alzava le spalle:
— Non far la romantica!... Come sei teatrale!... Non per nulla reciti così bene...
Egli diceva queste cose con un sorriso d'indulgenza che ne temperava la durezza; però era sempre un giudizio poco lusinghiero. Ella si domandava: «Allora, è come con mio marito?»
E quel giudizio le veniva da lui, che dichiarava di fingere ogni giorno, di non credere a quel che diceva!
— Tu, intanto, rappresenti la tua parte!