— Non recitare!... tu pensi ad altri...

— Io? Io?... Ma se fosse vero, perchè ti supplicherei da tanto tempo di non trattarmi così? che cosa m'impedirebbe di abbandonarti?

— La forza dell'abitudine...

Un velo le annebbiava la vista, le sue mani tremavano.

— E sei tu che dici questo?... E tu lo credi?... Ah, è vero! Dopo averci fatto cadere, siete i primi a disprezzarci!...

Adesso la verità le appariva in tutta la sua crudezza: egli non l'amava più, quelle accuse che le rivolgeva erano altrettanti pretesti per stancarla, per disfarsi di lei... Un'amarezza immensa le saliva dal cuore alla gola; ella si ricordava tutto ciò che quell'uomo le costava: la famiglia perduta, il disprezzo del mondo, l'avvenire distrutto. Perchè ella sarebbe rimasta sola, senza un appoggio, esposta ad ogni sorta di rischi... Meglio questo, meglio la fine, piuttosto che il freddo insulto!... Perchè non aveva egli il coraggio di confessarle sinceramente: «Non t'amo più, tutto è finito?...» Allora ella si copriva il volto con le mani, pregava tra sè: «No, più tardi che è possibile... voglio sperare, voglio ostinarmi...» Ed ella non si confessava che anch'ella non lo amava più, che quell'amore non rispondeva al tipo da lei sognato, che quell'uomo non le piaceva. Non lo aveva mai trovato nè bello nè nobile abbastanza; non era mai stato molto elegante, adesso era quasi trascurato; non voleva andare nel mondo, la sua gelosia consisteva più che altro nell'idea del posto secondario che egli vi teneva, del vantaggio che avevano su di lui i giovani alla moda — e impediva a lei stessa di fare la vita che sognava, di ricevere molta gente, di andare a cavallo, di fumare, di divertirsi a proprio talento.

Dell'altro tempo passava: la lusinga rinasceva e tornava a dileguarsi. Con una gran tristezza nel cuore, ella andava nel mondo, fingeva la serenità e l'allegria, non tollerando che la gente s'accorgesse dell'abbandono in cui era lasciata. La passione era stata la legittimazione del suo fallo: ella non voleva sentirsi dire che s'era ingannata. Però, come gli uomini la perseguitavano con le loro insistenze, ella rispondeva con uno scetticismo corrosivo. Non si scopriva in tal modo? Ma come ascoltare senza ribellarsi le menzogne che le recitavano?...

Solo Morani la trattava a un altro modo, la circondava d'un rispetto fraterno; l'imagine di lui le era sempre presente. Ella imparava a conoscere la lealtà del suo carattere, la dirittura del suo animo. Un giorno, per istrada, le presentò le sue sorelline: due belle fanciulle, a cui ella si affezionò come a delle figlie. E andando adesso in casa di lui, conoscendo la severità della sua vita, ella aveva una tentazione che si faceva sempre più forte: chiedergli un colloquio, confessargli tutta la sua storia, la situazione presente, e seguire i suoi consigli. Poi l'impossibilità di parlare del suo stato a un giovanotto l'arrestava: non avrebbe egli potuto credere a delle avances da parte di lei?... Ed ella s'arretrava ancora, atterrita all'idea d'incorrere nel suo disprezzo.

Come la sua tristezza cresceva, ella s'afferrava di più a Paolo, gli diceva:

— So bene che un giorno tutto finirà tra noi; ma lascia che il tempo compisca la sua opera, senza affrettarla!.. Perchè privarci di qualche altro giorno di gioia?