Le sue guancie si rigavano di pianto; come egli cercava di replicare, di assicurarle che era sempre suo, ella esclamava tra i singhiozzi:

— T'ho per poco!... Ti perdo, mi sfuggi...

Quando egli le si mostrava cattivo, quando le ripeteva l'assurdo pensiero che ella pensava al tradimento, gli diceva:

— Ma non sai che questo pensiero funesto uccide l'amore? Che se non lo combatti, se non lo distruggi, finirà per spegnere il tuo sentimento?

Ella pensava che ardesse ancora un poco, ne rimescolava le ceneri. Un giorno, nel rimettere in ordine le lettere di lui, ne aveva rilette tante, s'era sentita rivivere ai tempi della felicità. La sera, al sopravvenire di Paolo, ella lo abbracciò con più calore, si mise a riferirgli i passaggi più belli di quelle lettere.

— Ti ricordi come scrivesti la prima volta?... E dalla Sicilia?... Ascolta: dopo Castellammare mi dicesti così...

Egli disse:

— Pensi ancora a queste cose?

— Ma sempre!... non penso che a questo... e tu?

— È un pezzo che me ne sono dimenticato.