Paolo le turava la bocca, la stringeva furiosamente; e a un tratto ella credeva di notare che anche lui aveva un pensiero secreto, accarezzava in lei un fantasma invisibile... E a poco a poco il suo proprio inganno svaniva, ella non riusciva ad operare la sostituzione dei primi tempi; ed era come se il morto morisse un'altra volta nella sua memoria...

Un senso di rispetto le impediva di parlar di lui a Paolo, quando questi insisteva per sapere a chi ella avesse pensato durante la loro rottura; egli non s'acquetava all'assicurazione che nessun uomo le aveva detto nulla, alludeva ancora al principe di Lucrino.

— Sono stanca di giurartelo!... No, credimi; non posso più ricominciare... ho sofferto troppo!... Dopo di te mi seppellirò in qualche solitudine, andrò a chiudermi per sempre in qualche campagna di Sicilia...

Ma come, ingolfato nella politica, egli ricominciava a trascurarla, ella gli s'afferrava al collo, supplicando:

— No, non mi sfuggire... non mi lasciare... lusingami ancora!... — Poi, nascosto il viso tra le mani: — Non mi precipitare all'orrore di altre colpe...

— E la campagna dove volevi seppellirti?

Egli la prendeva sopra un tono di scherzo; ella rispondeva, sorridendo a sua volta:

— Ah, contenterebbe il tuo amor proprio, non è vero? che una donna come me rinunziasse al mondo per causa tua?

L'idea della propria umiliazione finiva talvolta per farla soffrire; la previsione di essere nuovamente abbandonata da lui le riusciva insopportabile; ella s'acquetava pensando che se avesse voluto, sarebbe stata lei a lasciarlo.

Così trascorse un'altra stagione. Non era tanto di guadagnato?... Quando egli era buono, glie lo diceva: