— Dimmele! Voglio saperle... Mi dànno molti amanti?

— Sì...

— Oh, le vili!... Ma chi?... Quanti?...

— Molti, che so!...

— Le vili! le vili!...

La loro viltà consisteva nell'addebitare alle altre come una colpa ciò che avrebbero voluto fare esse stesse! La maschera dell'onestà le soffocava; l'idea di essere amate, il desiderio del frutto proibito le struggeva; ma non avendo il coraggio di romperla col mondo, di pagare del proprio, nascondevano il rancore delle voglie insaziate sotto l'ipocrisia della virtù. Ella non credeva alla virtù di nessuna: l'onestà era o freddezza di carattere, sterilità di fantasia, mancanza di cuore, o paura del castigo, calcolo interessato, stucchevole posa. Potevano darla a intendere a tutti, con le loro attitudini d'angeli offesi, tranne che a lei! Non era già il tentativo di attenuare la propria colpa che le faceva in tal modo comprendere tutte le donne nello scetticismo di quel giudizio; ma convincimento antico, persuasione confermata dai fatti. Se tutte coloro che gridavano allo scandalo fossero state libere, se non avessero avuto a temere la perdita del loro posto nel mondo, i disagi, le denigrazioni, che cosa sarebbe diventata la loro onestà? La prova era la condotta di quelle che avevano dei mariti ciechi o compiacenti, l'abbandono di ogni ritegno di cui esse davano spettacolo. Ma per queste non c'erano accoglienze fredde o voltate di spalle; i loro tradimenti erano incoraggiati, la loro doppiezza premiata!

L'ingiustizia della società la colmava di sdegno. Quando ella aveva abbandonato suo marito, tutte le avevano dato ragione; pretendevano dunque che una donna giovane e bella come lei, rimasta sola, dovesse rinunziare al mondo, all'amore, alla felicità? Sodisfare ai propri capricci restando accanto a quell'uomo, le sarebbe stato permesso; i fulmini si scagliavano sul suo capo perchè non si era piegata ad una transazione sleale!... Evidentemente, la condizione della donna non poteva essere più disgraziata: o legata per tutta la vita a chi non era fatto per lei, o condannata ad una rinunzia superiore alle sue forze, o esposta al dileggio di tutti. Perchè dunque gli uomini dovevano godere d'una libertà sconfinata? V'era giustizia? Le donne non avevano anch'esse desiderii, simpatie, bisogni? Ella s'infiammava discutendo di queste cose, avrebbe voluto tanto ingegno da perorare pubblicamente la causa di quante erano come lei, da combattere per la riforma delle leggi, donde veniva il primo male. Gli uomini le avevano fatte, per loro uso e consumo, per loro tutela; un dispotismo feroce le informava.

— Ci avete consultate? Ci avete ammesse a discutere con voi? Io rifiuto di riconoscere un regime imposto con la forza bruta! Leggete la storia: ci teneste come schiave, ci trattaste come cose! Ma allora eravate almeno conseguenti. Ora che vi siete degnati di riconoscerci un'anima, uno spirito, ora che noi abbiamo aperti gli occhi, badate!...

Cogli uomini che frequentavano quasi esclusivamente il salotto dell'amica, ella impegnava delle discussioni vivaci, sferzava il loro egoismo, rideva quando li sentiva affermare la supremazia esercitata dal suo sesso per via della grazia e della seduzione.

— Bella supremazia! Una credenza che voialtri diffondete perchè vi torna comodo, per piegarci a ciò che vi conviene, per farci dimenticare tutte le altre nostre inferiorità! Grazie tante!... Une fiche de consolation!