Le prese una mano; ella non pensò a ritirarla, scrollando lentamente il capo appena piegato, cogli occhi rivolti alla luce.
— Non dite di no!... siamo ancora in tempo... Come siete bella! che sguardi luminosi!... m'accecano...
Un impercettibile amaro sorriso le increspava gli angoli delle labbra, e passandosi una mano sulla faccia ella si guardava ora intorno con l'attonita espressione di chi esce da un sogno.
— No... no... — mormorava — la vita non si rifà... è troppo tardi, credetemi!...
— Non dite questo!... mi fate troppo male!... Io non vi domando di amarmi... lasciatemi vivere soltanto vicino a voi!... Che cosa vi costa?... volete?...
Ciò ch'egli domandava rispondeva all'intima sua brama, sempre rimasta insodisfatta, ma questa volta risorgente più intensa, con la speranza luminosa di vederla finalmente appagata. Dopo tanto tempo, dopo tanti disinganni, non potevano essi, non dovevano anzi trattarsi come amici, come fratelli, con qualche cosa di più arcano, ma senza macchiarsi? Di questo sentimento dolce e forte nella sua purezza ella si sentiva capace; ella sarebbe restata accanto a quell'uomo, intimamente, parlandogli di cose care, senza pensare un solo istante alla possibilità di essere altro per lui. A questo patto, acconsentiva; e finalmente la sua vita ebbe uno scopo, il suo cuore un pascolo, il suo spirito un'occupazione, e come per incanto ogni dolore, ogni sconforto s'inabissò, disparve, nell'invasione d'una suprema letizia, nella rifioritura dell'anima, nella risurrezione di tutto l'essere suo. Ella gli scriveva delle lunghe lettere, narrandogli la storia della sua esistenza, dei suoi dolori, dicendogli che nulla più gli restava al mondo fuorchè l'affetto di lui, chiedendogli di difenderla contro i malvagi, ma scongiurandolo di non tradire la fede che aveva riposta nella sua parola. «Noi non possiamo essere l'uno per l'altra che i più intimi, i più teneri amici; la triste esperienza che abbiamo acquistato ci deve garentire da nuovi e più grandi errori... Voi mi starete vicino quanto più sarà possibile; e la fiducia che nulla riuscirà a scuotere la nostra affezione sarà il più grande conforto nelle avversità che il destino non risparmia a nessuno. Gli animi volgari non ci comprenderanno: tanto peggio per loro; la nostra coscienza non ci rimorderà!...» Egli scriveva poco, la guardava con occhi supplici di desiderio, tentava di baciarla in viso, scongiurava, alle repulse di lei:
— Sulla fronte, almeno?
— Sulla fronte, sì.
Ella gli aveva dato a leggere il Giglio nella valle di Balzac, la Principessa di Clèves della signora di Lafayette, sottolineando per lui i passaggi in cui era espressa la passione casta e contenuta; decisa questa volta a salvare l'amor suo dalla caduta fatale, a qualunque costo, a costo di morirne. Ma la lotta s'impegnò più presto che ella non credesse: non eran bastate le preghiere, doveva ora difendersi materialmente, incrociando le braccia sul seno, protendendole poi, al gesto disperato col quale egli si allontanava.
— Volete dunque espormi, mio Dio, al disprezzo di tutti?