Già un mormorio correva intorno ad essi, le malignazioni erano cominciate, e come il mondo non le teneva nessun conto dell'eroismo con cui ella resisteva, egli non le teneva conto dei rischi a cui s'esponeva per amor suo. Si faceva invece più insistente, minacciava di abbandonarla:
— Se questa tortura deve continuare, finirò per fuggirvi...
All'idea di perderlo ella rompeva in lacrime, riconoscendo finalmente di essersi ancora lasciata prendere dall'inganno d'una pura affezione. Ma come affrontare la malvagità del mondo? come darsi in balia delle sue nemiche, in quel piccolo ambiente dove l'atto più innocente era spiato, commentato, risaputo? No, ella non avrebbe fatto mai questo, non tollerava l'idea dei sorrisi maligni con cui le malvage avrebbero vista la conferma dei loro pronostici. L'amore non era dunque il più forte? Ma non aveva ella negato l'amore? E sapeva soltanto come l'avrebbe trattata quell'uomo il domani della sua dedizione? No, v'era troppa tristezza in lei, d'intorno a lei... Sarebbe piuttosto fuggita ella stessa: nella lontananza era l'unica salvezza. Poi si diceva che la logica fatale della sua condizione rendeva inutile quel partito: a che cosa sarebbe andata incontro, fuggendo? Poteva restar sempre sola? Delle cadute meno degne non l'aspettavano?.. Ma si ribellava alla logica; anche ora, come sempre, voleva fare a suo modo. Lungamente, secretamente, ella maturava quel proposito, dilaniata nondimeno da impulsi contrarii, vedendo danni da per tutto, imaginandone sempre più grandi. Si frenava dinanzi all'amica, si studiava di nasconderle la battaglia che si combatteva nel suo cuore, ma quando finalmente le annunziò la risoluzione della partenza, non le fu possibile contenersi oltre. Rompendo in pianto, con voce strozzata dai singhiozzi, ella le confidava la passione che non aveva saputo soffocare, i pericoli che la circondavano, il tentativo di salute che le restava da compiere.
— E dove vuoi andare? che cosa farai, sola, lontana?...
— Non so, non lo so... ma non togliermi coraggio! Tornerò a Roma, andrò più lontano se occorre, continuerò la mia vita sbalestrata... pur di togliermi da questo martirio, di evitare quest'abisso...
L'amica finiva per riconoscere la convenienza della fuga; ella la scongiurava di non farne trapelare nulla, di non rivelare il suo rifugio. Voleva scomparire senza vederlo, senza lasciargli una parola, certa che le sue forze l'avrebbero tradita. E come i preparativi della partenza erano già cominciati, dinanzi ai bauli scoperchiati, alle valigie aperte, un'ambascia più disperata le scoppiava in cuore, col pentimento del suo sacrifizio. Ella era passata accanto alla felicità e non aveva saputo riconoscerla e aveva voluto respingerla! Pel mondo, per lui, per sè stessa, quel sacrifizio era vano: tutti l'avrebbero sospettata egualmente ed a lei non restava che il rancore d'un bene perduto per sempre, d'una speranza voluta a forza distruggere. Non era vero che l'amore non esisteva, ella aveva bestemmiato: non esisteva che l'amore, la vita dell'anima; ella non ne avrebbe trovato mai uno più alto, più poetico di quello di Enrico, cominciato nella purezza della prima gioventù, sopravvissuto a tante vicende, ridestatosi con tanta violenza! Ella sacrificava il suo bene allo sciocco mondo che non le aveva dato se non amarezze. Ella piangeva tutte le sue lacrime, riconosceva di non avere ancora tanto sofferto. Un tenebrore fitto e pauroso avvolgeva l'avvenire, il danno non avrebbe avuto mai fine! Che cosa sarebbe stato di lui?... Allora, l'impossibilità di lasciarlo così, senza neppure un ultimo addio, le apparve evidente. Gli scrisse, e ciascuna parola di quella lettera le costava una stilla di pianto. «Quando voi riceverete la presente, io sarò partita, per sempre. Avevo creduto in voi, avevo sognato di passare nella vita tenendoci per mano, amandoci, ma serbando il diritto di tener alta la fronte. Voi non avete avuta questa forza, non ve ne faccio una colpa. Non m'incolpate, a vostra volta, se io prendo una determinazione che vi farà male, ma non quanto ne farà a me stessa. Dimenticatemi! Addio.»
Come una cappa di piombo, il cielo le pesava sul punto di lasciare la casa ospitale dell'amica, nel ripeterle la raccomandazione di non rivelare a nessuno il suo destino. Tornò a Roma, col cuore stretto da una morsa, col corpo ammalato e lo spirito affranto. L'imagine dell'abbandonato le era sempre presente, con tutte le forze dell'anima ella tendeva verso di lui. Un giorno, improvvisamente, se lo vide dinanzi.
VIII.
Non era dunque un sogno! La vita aveva ancora sorrisi, l'amore aveva ancora promesse, la felicità esisteva! Ma nel momento che era cominciata, ella aveva detto ad Enrico:
— Senti, sei tu che mi togli alla solitudine a cui m'ero rassegnata!... Se credi ora di potermi lasciare!... Tu non mi sfuggirai più, comprendi? Io ti strapperò il cuore con queste mani, se tu tenterai di sfuggirmi!...