— Ora bisogna che tu mi ascolti... che io ti narri la storia della mia vita, che ti faccia una confessione completa!...

E gli narrava tutto, tranne l'avventura del principe, pensando che a giudizio degli uomini quella sua vendetta le faceva torto. Per legittimare la caduta con Arconti, ella attestava la prepotenza della passione, diceva di lui:

— Pochi uomini sono stati amati altrettanto...

Poi, temendo che questo ferisse l'amor proprio di Enrico, si correggeva:

— Ma non come te!.. L'amai, è vero, sulle prime, quando credetti al suo sentimento... ma la benda mi cadde subito dagli occhi; egli non amava che sè stesso!... non credeva a niente, era impastato di scetticismo, inbevuto di vanità!... Non come te; tu sei buono, gentile, sei sempre quello che m'innamorasti fanciulla!... Anch'io ho pensato a te, quand'eri lontano; ma le vicende della vita... le fatalità del destino....

Però conveniva di essere stata molto sciocca a resistergli tanto a lungo, a fuggirlo, a rischiare di perdere quella felicità, la prima, l'unica che aveva mai provata!

— O dunque? — chiedeva egli.

— Ah! tu non sai di quale amarezza fui abbeverata! come disperavo di tutto!...

E gli narrava l'immenso disinganno sofferto, il naufragio della sua fede, la morte del cuore. Come credere in qualche cosa, quando l'uomo pel quale ella aveva tutto sacrificato si era ridotto a deriderla, a maltrattarla? Ella esagerava i torti di Arconti, col bisogno di sentirsi dare ragione, di vedersi compianta; e come le esclamazioni di Enrico la sollevavano, ella soggiungeva:

— Vedi? avevo ragione di dubitare? Ho ragione se talvolta voglio sentirti ripetere che mi ami, che non mi abbandonerai, che non farai come gli altri?