— Ma tu non sai quel che mi fece soffrire?... E tu credi che l'amore si pesi, che le parole lo misurino?... Ognuno ama come sa... Anch'io non ti so dire che l'amor tuo è tutta la mia vita... Guardami!... Il tuo sguardo è sincero, le sue parole mentivano...

Ella stessa mentiva! Era vero! Dell'uomo che adesso aveva a fianco vedeva i difetti, e di quello che aveva perduto apprezzava le qualità!... Ma se Arconti non le aveva procurato i trionfi mondani, e se Enrico non appagava il suo bisogno di sodisfazioni intellettuali, non v'erano altri capaci di darle tutto ad un tempo? Quando udiva parlare delle passioni altrui, supponeva che fossero come quelle da lei sognate: straordinarie, eccelse, immortali! Forse era un inganno, perchè due creature non avrebbero potuto conoscersi intimamente senza scoprirsi dei difetti, senza andare incontro a dei malintesi... L'amore ideale era dunque quello che si salvava dalle cadute, che non si confessava neppure, che si nutriva secretamente ad insaputa dell'oggetto amato?... Ma ella ne aveva provato uno così, per Morani... e adesso s'accorgeva che questo non aveva lasciato nessuna traccia nel suo cuore e nel suo pensiero, che lo stesso ricordo se n'era disperso, come se non fosse sorto mai!... Ve n'era dunque qualcuno a cui si potesse credere? Quello d'Enrico non sarebbe morto anch'esso — se pure viveva?...

Per stordirsi, s'ingolfava sempre più nella vita mondana. La toletta, le conversazioni, i balli, i teatri la distraevano; in società ella ritrovava la sicurezza di valer molto ancora. A poco a poco, il ricordo di Arconti, che ella non incontrava più, si tornò a cancellare. Un periodo di calma cominciò, durante il quale ella fece però una dolorosa scoperta: ingrassava. Le sue vesti non le andavano più, il busto doveva essere continuamente slargato... Ella avrebbe tutto preferito a questo disastro, alla deformazione del suo corpo, al sintomo prosaico e volgare d'un vegetamento materiale. A parecchi per volta, metteva in opera tutti gli espedienti adatti a combattere quell'indecente grassezza: dei giorni andava in giro dalla mattina alla sera, non beveva acqua, non toccava pane, si privava di dolci e di gelati, si saturava d'aceto e di farmaci: ma non riusciva a nulla. L'idea di perdere la ligne la disperava: si stringeva i fianchi fino alla soffocazione, evitava di guardarsi allo specchio che le rivelava quella mostruosità. E un giorno che vi si mirò da presso, contro la luce, ne scoprì un'altra: sulle tempie, sulla fronte, aveva dei fili d'argento... Cominciò per strapparli, certa che non avrebbe adoperata una tintura; però, col tempo, come ricrescevano moltiplicandosi, discusse tra sè la convenienza di tingerli. Se ella fosse stata vecchia, non avrebbe pensato a un artifizio ridicolo; ma aveva trentott'anni, quella canizie era troppo precoce, poteva e doveva combattersi... Il giorno che adoperò la tintura, una tristezza mortale le chiuse il cuore, insieme con una specie di rimorso, come se avesse fatto qualche cosa di male. Con Enrico, ella parlò della sua vecchiezza; gli disse, passandosi una mano sulla fronte:

— Mio Dio, come posso ancora piacerti!

Avrebbe voluto che egli la rassicurasse, che affermasse ancora la forza della sua seduzione; ma egli non diceva niente. S'intiepidiva anche lui?... Certi giorni, sentendo che egli non era più quello di prima, ella lo interrogava ansiosamente, volendo esser confortata, rassicurata, sperando che ella stessa si sarebbe infiammata: egli rispondeva che era sempre lo stesso.

— Perchè non mi dici dunque delle cose care?

Ognuno ama come sa!

Egli aveva preso in mala parte quelle sue parole, le ripeteva con una intonazione sottilmente ironica, come se contenessero un biasimo per lui. L'amor proprio dell'uomo era rimasto offeso dalla coscienza d'una inferiorità dinanzi ad Arconti; e tutto ciò che ella tentava per dissipare quella persuasione, era invano. Ella si umiliava, gli domandava perdono; poi gli proponeva di andar via, lo scongiurava di dirle se v'era qualcosa in lei che gli dispiacesse; egli rispondeva:

— No, no.

— Ma dunque, che hai? Perchè mi rimproveri? Perchè mi accusi?