— Ma, non saprei...

Allora, egli cominciava a nominare della gente, senza indovinare. La corte di Giacomo Spinola, il bel poeta, l'elegante romanziere di cui tutti parlavano, l'avrebbe molto lusingata; e se uno di quei principi reali di cui ella ammirava il coraggio e le virtù l'avesse voluta, come avrebbe potuto resistergli?...

Nessuno le piaceva fra quelli che la circondavano; un giorno, però, le presentarono un giovane del quale ella aveva molto sentito parlare come d'un ingegno fuor del comune, destinato a un brillante avvenire: Vittorio Bergati, il figliuolo dell'ex-ministro degli esteri. Di persona era avvenente, bastarono pochi minuti di conversazione perchè ella accertasse che la sua reputazione non era usurpata. Il martedì seguente si presentò da lei. L'eleganza e la competenza mondana di Enrico le parvero a un tratto mediocri dinanzi a quelle del giovane, che aveva passato molti anni a Parigi per completarvi i suoi studii.

Era Toscano, e la sua voce aveva un timbro indefinibile, pieno di turbamento; sapeva parlare di tutto, d'arte sopratutto; era intimo di Alessandro Dumas; in quella prima visita le narrò l'intreccio della commedia alla quale l'autore da lei ammirato lavorava da tempo. Restò a lungo, fin quando tutti gli altri se ne furono andati; si alzò a un tratto, quasi facendosi forza e dicendo:

— La sua conversazione è così piena di charme!...

Ella restò seduta nell'angolo del suo divano, non udì la voce del cameriere che annunziava:

— La signora è servita.

Perchè quella figura l'attraeva? Perchè pensava a lui?... Il domani egli mandò delle novità francesi che le aveva promesse; erano accompagnate da un bigliettino in cui glie ne chiedeva dei giudizii. Quando Enrico lo lesse, non disse nulla; indugiò soltanto un poco a rimetterlo sul tavolo.

— Lo conosci? — chiese ella.

— Sì... — rispose con un dubbio e impercettibile sorriso.