— È un giovane garbato, intelligente...

— Con questo, si può flirtare?

Ella sorrise più schiettamente. Rispose a lungo a Bergati riferendogli le sue impressioni su quei libri; egli ne mandò altri dicendole: «I suoi giudizii si potrebbero stampare con la firma del Sainte-Beuve.» Allora, quella corrispondenza si fece più assidua. Egli veniva ogni martedì, ma le sue parole non esprimevano altro che un'ammirazione deferente; nelle lettere era più esplicito, in una le chiedeva di annoverarlo fra i suoi amici, un'altra finiva dicendo: «Si rammenti Ella qualche volta del più devoto dei suoi amici, che si ricorda sempre di Lei.»

Ella lasciava le lettere sul tavolo; quando Enrico lesse quelle parole, osservò:

— Questa, al mio paese, non si chiama una dichiarazione?

— Come sei sospettoso!... È un complimento di chiusura.

— Ah, si fanno così i complimenti?... Non lo sapevo... È vero che io non so scrivere...

Era stupita della specie di divinazione ch'egli aveva del pericolo. Le lodi di Bergati l'inebbriavano; il salotto le parve vuoto il primo giorno che egli mancò; aspettava le sue lettere con un'ansia secreta, le divorava — e adesso le nascondeva, poichè venivano con tale frequenza che avrebbero accresciuti i sospetti di Enrico. Come costui si faceva più freddo, ella gli chiedeva:

— Che hai?... Dillo una buona volta!...

— Che cosa vedi?