Restavano a lungo senza dir niente, poi ella esclamava:
— Siete tutti ad un modo!
— Sì, hai ragione...
Adesso, ella pensava che le rispondesse apposta così, perchè era stanco di lei, per spingerla ad una rottura; e i progressi della sua simpatia per l'altro la spaventavano. Ora, nelle parole del giovane v'erano delle reticenze piene di turbamento, i suoi sguardi l'abbracciavano tutta; egli l'aspettava per le vie, l'accompagnava a casa, nell'ora dolce del crepuscolo — ed ella si chiedeva: «Ignora che io non sono libera? Crede che io possa spartirmi fra loro?...» A questo pensiero, si ribellava: mai sarebbe scesa tanto giù!
A certi momenti, una tristezza infinita la guadagnava; avea voglia di chiudersi in camera a piangere tutta sola; se Enrico era con lei e le chiedeva che avesse, rispondeva:
— Non dirmi nulla; soffro.
Egli restava un poco senza parlare, poi se ne andava. La notte ella aveva dei sogni torbidi, in cui vedeva dei presagi di sventura. Ed a Bergati, quando erano soli, quando la conversazione prendeva il tono d'una confidenza, ella parlava del vuoto della sua vita — come ne aveva parlato all'altro!... Ma se il suo amante era stanco di lei?.. E la stessa voce del doppio divorzio, del calcolo che ella avrebbe fatto dandosi a Sartana, l'induceva a provare il suo disinteresse, riprendendo la sua libertà.
Già Enrico parlava di partire per Napoli, dove lo chiamava una lite di sua moglie, una storia che le pareva un pretesto. Ah! ella non avrebbe sofferto una seconda volta l'umiliazione dell'abbandono! E come anche Bergati minacciava d'andarsene a Parigi, dove aveva un fratello accasato, ella scrollava il capo, pensando tra sè: «No, che non partirai per adesso!...»
Un sabato, mentre ella leggeva accanto alla finestra, il cameriere le recò una carta di lui, cornée e con due parole scritte su a lapis: per congedo. Di scatto, ella disse:
— È andato via?