— Che hai?... Mi accogli così?

Ella disse, con voce gelata:

— Credo che v'inganniate. Non v'è fra noi più nulla di comune.

— Teresa!... Che accade?... Perchè?... Sei tu che dici questo?

— Siete stato voi che m'avete lasciata come si lascia una cameriera. Per quindici giorni, non m'avete scritto un rigo, non m'avete degnata d'un pensiero. Adesso, vorreste ricominciare quel che vi torna comodo: vi ripeto che v'ingannate.

Egli si passò una mano sulla fronte; disse, smarrito:

— Tu mi scacci?... Ma è un sogno?... Ma non ti ho scritto, perchè ero in collera con te... perchè tu mi lasciasti andar via, senza una parola, senza un rammarico... — Le afferrò a un tratto una mano, la strinse malgrado la resistenza di lei. — Teresa!... guardami!... son io!...

— Lasciatemi...

— Il tuo Enrico... quello che ti vuol tanto bene... E che anche tu vuoi bene... quello a cui hai dette tante parole care, a cui hai giurato tanto amore!... — Le si appressò ancora di più, ella tremava come per febbre. — Teresa!... Infine, non è ragionevole, per due, per tre lettere... per un broncio da innamorati... Se io ti voglio bene ancora! sempre!... Teresa, Teresa mia...

Come avanzò le labbra contro le sue, ella gettò la testa indietro, chiudendo gli occhi.