Non sapeva che fare, aveva paura di accostarglisi, ma non poteva lasciarlo così. S'appressò alla poltrona su cui era caduto, contro la cui spalliera nascondeva il capo; tentò di rialzarlo; ma il pianto continuava impetuoso, soffocava le sillabe che egli tentava di articolare.
— Enrico!... Mio Dio, non vi disperate così... Siate forte, fatevi coraggio... Siete un uomo, infine!...
Egli proruppe, con labbra contorte dallo spasmo:
— E sei tu che mi dici questo! tu!... Ma non sai che mi strazii l'anima?... Ascolta dunque: tu m'accusavi che sarei stato io a lasciarti!... volevi strapparmi il cuore, se ti lasciavo... Te ne ricordi, di'?...
— Ma se non v'importava più di me!
— Eri tu che mi sfuggivi...
— Se eravate così freddo, chiuso in voi stesso, senza più confidenza... Ho pianto anch'io, sapete! ho lottato! ho sofferto!... Una vostra lettera, una vostra parola m'avrebbe salvata...
— Oh!... Oh!... hai fatto questo! Tu!
A un tratto, le passò un braccio attorno alla vita, alzò gli occhi supplici e lacrimosi su di lei; disse, a parole mozze, a sillabe fischianti:
— Ebbene, senti... quell'uomo ti lascerà... lo conosco, sai!... dopo averti ubbriacata di parole, ti lascerà... Ebbene, quando... t'avrà lasciata... io sarò ancora qui... aspetterò...