In primavera, andò ancora al Gelso. La famiglia, di lui tornò ad esserle vicina, si riprese l'intimità della passata stagione. Si vedevano ogni giorno, spesso più d'una volta in uno stesso giorno: la vita libera della campagna stringeva la loro confidenza. Le sere che ella andava a trovare i vicini, essi la riaccompagnavano a casa; talvolta, quando le donne erano stanche e i reumi tormentavano più fortemente il barone, veniva Maurizio solo. Un silenzio misterioso regnava sui campi addormentati, rotto ad ora ad ora da un lontano latrare di cani, dal primo stridore delle cicale, delle modulazioni d'uno zufolo. Sull'orlo dei fossati, fra le erbe che cominciavano a ingiallire, s'accendevano i fuochi pallidi e freddi delle prime lucciole, e i profumi delle piante aromali, della menta, del rosmarino, del fior d'arancio, si diffondevano nell'aria dolce e molle. Ella s'attardava pei sentieri, lasciando cadere il discorso, traendo lunghi sospiri.

— Com'è buono!... Sentite che odore di reseda!... È quella dei miei viali.

Egli ne portava ora, ogni giorno, una ciocca all'occhiello. Tutte le volte che la accompagnava, ella lo invitava a lasciarla dinanzi al cancello, dove il fattore l'aspettava attorniato dai cani saltellanti; ma egli mormorava:

— Se mi manda via...

— Ma no, tutt'altro!... dico per voi che dovete tornare indietro.

Dinanzi alla fontana, ella reiterava il suo invito; ma il giovane insisteva per accompagnarla ancora, fin quando, ai piedi della scala della terrazza, come dinanzi ad una soglia vietata, ella diceva risolutamente, tendendogli una mano:

— Adesso, addio!

Egli se ne tornava a lenti passi; talvolta s'udiva il fruscio delle erbe che sferzava col suo bastone. Una sera che era piovuto e la via pareva un pantano, ella andava accanto a lui, guardando dove metteva i piedi, alzando l'orlo della sua veste, facendosi forza per non dirgli: «Datemi il vostro braccio!» Egli la guidava, avvertendola di torcere cammino, di evitare una pozzanghera; a un tratto le disse:

— Vuole appoggiarsi?

Ella passò una mano dietro il braccio che egli le offriva, ma non ardiva appesantirvisi. Andavano così, a fianco, ma or discosti ora vicini, come le difficoltà del cammino volevano; il giovane parlava con maggiore vivacità del consueto; si sentiva nella sua voce una gioia trepida e contenuta: ella non aveva ancora provato accanto ad un uomo un turbamento simile a quello che la guadagnava. Perchè?... Ella non voleva comprendere il significato dell'attitudine di lui, voleva stornare gli sguardi dalla sua figura che le risorgeva continuamente dinanzi... Il domani di quella passeggiata, aprendo un libro che egli le aveva mandato, dei petali di rosa le caddero in grembo: ma quanti! una pioggia: bianchi, giallognoli, rosei, rossi d'un rosso così cupo che sembrava sangue rappreso... Egli l'amava! quei fiori erano stati sfogliati per lei, per dirle ciò che il labbro non osava!... Ella scrollava il capo, impercettibilmente e tristamente: per quale fatalità doveva incontrare altre passioni nel breve cammino che le restava ancora a percorrere? La delicatezza ingenua di quel fanciullo le procurava una commozione tenera e malinconica; ella pensava ai tesori d'affetto che quell'anima vergine avrebbe voluto spendere per lei, agli slanci di cui doveva esser capace, alla morte che sarebbe stata per lui l'inevitabile rifiuto col quale gli avrebbe risposto. Ma ella avrebbe saputo lenire la piaga, gli avrebbe fatto vedere l'impossibilità di quell'amore, parlandogli come una madre!...