Aveva serbato qualcuna di quelle foglie di rosa di cui il libro era pieno. Nel restituirlo, gli disse:
— Scusate se ho confuso i segni posti tra le pagine...
Egli rispose, avvampando:
— Non fa nulla... non erano segni...
Però, in un altro volume, un romanzo, ella trovò un passaggio d'amore sottolineato con la matita rossa. Allora, prima di continuare nella lettura, cominciò a sfogliare il libro: non v'era espressione appassionata, frase poetica, che non fosse notata. Ella le divorò tutte, con la fronte in fiamme, il respiro affrettato, un'inquietudine s'impadroniva di lei, un'irrequietezza nervosa che si sfogava sulla gente da cui era attorniata. Nessuno dei due faceva un accenno a quella corrispondenza indiretta; ma un imbarazzo sempre più grande li vinceva entrambi. Una volta che ella gli aveva mostrato un lavoro all'uncinetto eseguito da lei, le punte delle sue dita sfiorarono quelle di lui sotto il tenue merletto: un tocco lieve, l'ombra d'una carezza che le mise però un lungo brivido per tutto il braccio... Un giorno, repentinamente, i suoi vicini annunziarono che tornavano in città: una freddezza insolita era nell'accoglienza che le facevano; Maurizio aveva gli occhi rossi, come se avesse pianto.
Lo portavano via; si erano accorti di qualche cosa e lo sottraevano al pericolo d'una passione per una donna come lei! E ad un tratto, non vedendolo più, ella si nascondeva il viso tra le mani, atterrita dalla verità che non poteva più rifiutare di conoscere: ella lo amava! lo amava! lo amava perchè egli era buono e sincero! perchè il suo vecchio cuore le batteva sotto il seno sfiorito così forte come un tempo! perchè aveva ancora bisogno d'un pascolo! L'interesse che quel fanciullo le aveva destato fin dal primo momento, l'assiduità con la quale aveva pensato a lui, la commozione provata nello scoprire i primi sintomi della passione nascente, il turbamento che la sua vicinanza le metteva nello spirito e nei sensi, era l'amore che tornava ad avvamparla! Ella sentiva mancarsi, pensando a quel che dovevano essere le parole d'amore di quel fanciullo che non aveva ancora amato; e lo chiamava, sommessamente, imaginando di tenerselo a fianco, di passargli una mano fra i capelli, di sentire la sua guancia candida e fresca poggiarsi sulla guancia di lei, le sue labbra cercare le sue. Come lo avrebbe amato! Come avrebbe prodigato per lui tutto quel che le rimaneva di ciò che era stata una volta!... Poi, nel rivedersi allo specchio, nell'osservare il disfacimento delle sue fattezze, il raccapriccio le faceva chiudere gli occhi; sentiva orrore di sè stessa, riprovava il disgusto che le avevano destato le vecchie avide dei fanciulli, ridotte al mestiere delle iniziatrici...
A Milazzo, la freddezza della sua famiglia s'accrebbe: evitavano di incontrarla, la salutavano appena. La madre aveva cominciato a parlare contro di lei, s'era schierata fra i suoi avversarii, minacciava di fare uno scandalo se ella non si levava dal capo di sedurle il figliuolo. Delle lacrime di umiliazione le bruciavano gli occhi; ma ella riconosceva che la madre aveva ragione, che quell'amore era un tristo inganno, che se si fosse consumato avrebbe avuto per tutti il più sciagurato domani. Andar via era il partito che le si presentava ancora: ma dove? sotto qual cielo ella sarebbe stata sicura? Quando avrebbe finalmente trovato il riposo?... E come scorgeva Maurizio passare e ripassare dalle sue finestre, aspettarla nelle vie, seguirla in chiesa, guardarla con un'espressione più ardente, il cuore cominciava a tumultuarle, le persuasioni lusingatrici tornavano ad assalirla. Era egli proprio il fanciullo che pareva? Compiva a momenti ventidue anni: era un uomo. Ed ella lottava ancora contro la vecchiezza, si trovava a giorni non ancora disprezzabile, sentiva che malgrado le tristezze provate, ella era rimasta nell'anima come a vent'anni. Tornava quasi a riaverli. Uno sguardo che egli le dava da lontano la rendeva felice per tutto un giorno; un'ora prima che egli passasse sotto la sua finestra, ella si metteva ad aspettar dietro i vetri, sussultando all'apparir d'ogni forma che le ricordasse quella di lui; se egli non portava la ciocca di reseda all'occhiello, un rammarico sottile l'invadeva, come per un segno di trascuranza. Era uno stupore. All'appressarsi della domenica, ella ritrovava lo stesso senso di giocondità, che la guadagnava, fanciulla, all'idea della festa: in quel giorno ella poteva vederlo più da presso, più a lungo; e come la sera calava sulla sua letizia, il cuore le si tornava a chiudere, come al tempo dei tempi, quando ella si rannicchiava nel suo verginale lettuccio... E la sua fantasia le svolgeva ancora dinanzi altri romanzi; vincere tutti gli ostacoli che sorgevano fra loro, fuggire con lui in una plaga remota, ignorata, deserta: un idillio soavissimo, una gioia ineffabile... Oppure sacrificarsi per lui, indurlo a sposare una fanciulla che avrebbe potuto farlo felice, disarmare il rancore di sua madre, farla ricredere, e poi scomparire, nascondere a tutti il proprio lutto inconsolabile... Ma come seppe che egli era ammalato, come comprese che soffriva per lei, per la lotta sostenuta fra l'amore che le portava e il rispetto filiale, ella sentì traboccare la sua tenerezza. La notte, tra veglia e sonno, era uno strazio senza fine che ella provava, credendo di vederlo dinanzi a sè, slanciarsi verso di lei, con le braccia tese, disperatamente, e ricascare indietro, alle stratte delle catene da cui era avvinto. Anelando di confondersi in un abbraccio supremo, essi erano a forza disgiunti, e lontani l'uno dall'altro un languore mortale, un lento esaurimento li spegneva a poco a poco. Le vecchie fiabe di cui la sua fantasia s'era prima nutrita, le storie d'amor disperato, di giovinetti principi sospiranti alle Belle superbe, di madri imploranti la compassione di queste, le tornavano a memoria: nel veder la vecchia Stefana aggirarsi per la casa, curva dagli anni, rammentava le sere dell'infanzia remota, passate nell'udir quei racconti e nel lungo fantasticare quando la voce della serva moriva nel sonno...
Tutti gli espedienti da lei posti in opera per avere notizie di Maurizio, per sapere qualche cosa della sua salute, cadevano intanto dinanzi all'ostilità della famiglia di lui. La sua disperazione cresceva; ella finiva per non intender più nulla intorno a sè, per trovar tutto inutile, per veder tutto nero. Non spendeva più nessuna cura per la sua toletta: poichè egli non poteva vederla, che interesse aveva a farsi meno brutta?... Una domenica che era andata a messa senza veletta, coi capelli malamente raccolti, ella sentì soffocarsi, scorgendolo. Era pallido e smunto, i suoi occhi accerchiati da un lividore splendevano più intensamente nel fissarsi su di lei; ma sopra la gioia del rivederlo, sopra la pietà del suo male; ella sentiva serrarsi il cuore d'angoscia nel mostrarsi a lui come era, orribile, spaventevole, nell'imaginare la repulsione che la sua vecchiezza doveva ispirargli. E con uno sguardo d'umiltà implorante, di trepidazione paurosa, ella interrogava la fisionomia di lui, come nell'attesa di una sentenza di morte; ma lo sguardo del giovane, fisso, avvampante, diceva che ella era sempre per lui la bellezza, la seduzione, l'amore! Con un gesto smarrito ella tentava di raccogliere i suoi poveri capelli, di nascondere le guancie dietro ai larghi nastri del suo cappello; ma, a casa, fermandosi dinanzi allo specchio, sentì mancarsi, come all'apparizione di uno spettro; la sua pelle era macchiata, il collo rugato, annerito; i capelli rari, secchi, giallastri: ella non s'era ancora vista così!... Nel nuovo studio di nasconder quelle rovine, un riverbero dell'antico splendore luceva sul suo viso; ma ella si sentiva oramai colpita al cuore; la sua seduzione le pareva simile a quella di Armida, e nel rileggere il vecchio Tasso macchiato d'inchiostro sentiva di sè stessa la pietà che la maga le aveva un tempo ispirata.
Contava di vederlo più da vicino in autunno; ma gli Squillace andarono invece, per evitarla, a Spadafora. Triste autunno, passato nella solitudine, nell'evocazione dolorosa di una gioconda stagione, ma confortata non sapeva ella stessa da qual vaga lusinga, da quale aspettazione. A novembre, ella tornò a casa. Fu una sera fredda e piovosa, passata col suo notaio che era venuto a parlarle di certi contratti: sul punto di andarsene, egli cominciò a riferirle le notizie cittadine, i casi della gente, dei quali era sempre informato pel primo.
— Gli Squillace sono partiti, pel continente... Staranno un pezzo; pare anzi che vogliano stabilirsi fuori...