— E al cameriere?
— Altre sessanta.
Si mise a far dei conti a memoria, poi chiese chi fosse il miglior tappezziere, quanto costasse un quartiere sul Corso.
— Ma che cosa le importa di questo?
— Faccio i miei conti, — esclamò — perchè debbo metter casa anch'io!...
IV.
A Milazzo era arrivato il figliuolo del barone Accardi. Usciva da un collegio di Napoli, e non si ripetevano che lodi per la sua intelligenza e per la sua sveltezza. Poteva avere diciotto anni, ma era lungo quanto un uomo, e delicato, magro, simpaticissimo.
Come aveva portato una macchina fotografica, non gli lasciavano un giorno di riposo: parenti, amici, conoscenti, persone di servizio, ciascuno voleva il ritratto. Una volta si fece un gruppo di venti ragazzi; col capo nascosto sotto il manto nero, egli ammattiva, gridando:
— Fermi quelli lì!... Voialtri a sedere per terra... Più alta la testa, quella signorina a sinistra!... no, di qui, alla mia sinistra... Niccolino, vieni più innanzi... Fermi un momento!... Quella signorina non si muova, quella lì, dico...
Lei che studiava la sua posa, voltandosi da tutti i lati, alzando ed abbassando il capo, squassando i capelli, si confuse un poco; poi disse, impettita: