In lei pascendo, si consuma e strugge.
S'inchina, e i dolci baci ella sovente
Liba or dagli occhi, e dalle labbra or sugge:
Ed in quel punto ei sospirar si sente
Profondo sì, che pensi: or l'alma fugge,
E in lei trapassa peregrina. Ascosi
Mirano i duo guerrier gli atti amorosi.
Era tutto questo? Chi sa cosa si sarebbe aspettato! Che c'era dunque di male? Ma già, non bisognava parlare d'amore, bisognava fingere di non comprendere certi discorsi, evitare di guardar gli uomini, e poi se ne sentivano di belle: la moglie del barone Lipari che aveva cacciata a pedate la cameriera, perchè suo marito, quel vecchiaccio, l'andava a trovare nel letto!
V.
Un giorno Laura non si alzò. Aveva gli occhi luccicanti, le labbra aride e un febbrone da cavallo. Il dottore aspettò un poco prima di pronunziarsi, poi confabulò col nonno. Ella udì la parola tifoidea, e il nonno cominciò a fare come un pazzo. Le grida con cui mandava via la gente, con cui strapazzava le persone di servizio, s'udivano da un capo all'altro della casa. Poi, quando passava dall'ammalata diventava così buono, così dolce, così delicato, che non pareva più lui. Con le sue mani forti e rugose confezionava le pillole, regolava le dosi delle medicine, attento, minuzioso, pazientissimo. Andava lui stesso in cucina, per curare la preparazione del brodo, delle gelatine che la poveretta non assaggiava neppure. Allora lui cominciava a pregarla, a insistere, promettendole tutto quel che voleva purchè prendesse qualche cosa, accarezzandola, vezzeggiandola, e poi scoppiando a bestemmiare se l'altra, con una nausea invincibile, rifiutava ancora.