In maggio, andarono ogni giorno insieme alle funzioni del Mese di Maria: la chiesa era tutta odorante di rose e d'incenso, le fanciulle cantavano, accompagnate dall'organo, le laudi della Vergine; padre Raffaele, il rettore, distribuiva imagini sante su carta ricamata come un merletto, che ella serbava nel libriccino di devozioni della povera mamma. Ma, in estate, Lauretta peggiorò: la tosse cresceva, con delle esasperazioni vespertine, con una piccola febbre serale. La poveretta dimagrava sempre più, il petto le si affondava, certi giorni un sudor freddo le appiccicava i capelli sulla fronte. Vedendole le guancie pallide colorirsi di un vago rossore, ella diceva talvolta al nonno, che era cupo e triste:

— Ma non è poi tanto ammalata, nonno!... Oggi è colorita in viso...

Il nonno non rispondeva, più cupo, intrattabile con tutti gli altri, una feminuccia dinanzi all'ammalata, che adesso avea ripreso il letto e non l'abbandonava più.

Dal lungo starvi, delle piaghe le si formavano sul corpo. Quando la medicavano, ella fuggiva, non fidandosi di vederle, rabbrividendo da capo a piedi al solo imaginarle. Ma lei era sicura che sarebbe guarita presto. Adesso, col caldo, venivano delle visite, la sera, a sentir la musica. Come tutte le altre estati, il palchetto pei suonatori era rizzato in mezzo al passeggio della Marina, e si riudivano sempre gli stessi pezzi: una polka del Flik-Flok, il second'atto dell'Ernani, il quartetto e la tempesta del Rigoletto. Delle persone che venivano in casa loro, alcune restavano intorno al letto dell'ammalata, altre passavano nella terrazza. Ella ve li accompagnava, facendo gli onori di casa. Luigi, che veniva coi suoi, le stava sempre intorno.

Una sera che si trovarono soli un momento, egli l'afferrò alla vita, la baciò in bocca, mormorando:

— Mi vuoi bene?... Teresa, Teresa mia?...

Ella disse di sì, sommessamente, tremando da capo a piedi; egli soggiunse;

— Mi dai i tuoi capelli?

Venne gente, dovettero separarsi. Ella preparò a lungo la ciocca dei suoi capelli, intrecciata con delle pensées, legata da un piccolo laccetto rosso e avvolta in un pezzetto di carta trasparente.

Quando Luigi tornò e le prese la mano al buio, ella gli diede l'involtino. A un tratto vi fu un rimescolìo nella camera dell'ammalata, sedie urtate, un lume sollevato, delle voci che chiamavano. Accorsero tutti; Laura aveva una sincope: il respiro quasi spento, gli occhi rovesciati.