— Lei è padronissimo di preferire la leggerezza francese...
E lo piantava lì. Ma una tristezza le restava in cuore: poi trovava che era molto sciocco affliggersene, e ricominciava a farsi corteggiare da tutti un po', fuorchè da quelli che erano impegnati con le sue amiche vere. Giulia aveva accaparrato Toscano, un bel giovane dalla fama dongiovannesca, che s'era battuto cinque volte, che faceva parlare sempre di sè. Ella non comprendeva come l'amica potesse credere ad uno che faceva quella vita; ma Giulia ne era cotta, giurava che sarebbe stata sua moglie, o si sarebbe uccisa. Bice Emanuele non aveva precisamente un innamorato; molti giovanotti la corteggiavano, ella non li guardava neppure, con la mente piena d'un ideale introvabile. Era la più poetica di tutte, aveva gli occhi pieni di sogni, e un sogno pareva ella stessa, con la sua figurina esile, leggiera e quasi fragile. Certe volte, quand'erano tutte insieme, quando si parlava di tolette, di gioielli, delle ricchezze e delle eleganze che tutte agognavano, qualcuna delle più matte proponeva, per chiasso, una quistione:
— Per una bella collana di perle, chi di voi si farebbe baciare in bocca?
Anna Sortino era la prima a dire: «Io!» Giulia era più difficile: bisognava che le perle fossero come le nocciuole, e cinque file. Ella stessa non si risolveva ad accettare la proposta senza l'aggiunta, per esempio, di un abito di broccato; ma non v'erano offerte a cui Bice Emanuele s'arrendesse.
Ella apprezzava il sovrano disdegno dell'amica, ma non lo divideva. La missione di loro tutte non era la conquista degli uomini? Questo non le impediva intanto di schernirli, di trovar subito il ridicolo di ciascuno e di definirlo con un soprannome che veniva subito ripetuto e adottato: Sfido io! l'ex tenente Bracciaferri, Costantinopoli il cavaliere Bartolomeo Morello che era stato in Turchia e faceva entrare la capitale dell'Oriente in ogni discorso, Hop-hop il barone Sirniani che voleva fare lo sportman, Bébé il vecchietto Sibiliano, la gran cassa Giovanni Reggio, la cui pancia prendeva proporzioni sempre più inquietanti, Cachemir il Vardas, che si chiamava semplicemente Casimiro, il Poeta Marcellini, che passeggiava sempre solo, per vie remote, a ora tarda, guardando in aria. Non importava: malgrado le loro ridicolaggini, le loro stravaganze, i loro difetti, ella voleva loro piacere, voleva sentirsi ammirata, desiderata, vincere le sue rivali, costringere quegli uomini a cercarla, a pensare a lei, a renderle il tributo che le spettava...
VII.
Talvolta gli zii, senza parlare precisamente di matrimonio, le chiedevano chi preferisse fra tutti i giovanotti che le stavano attorno.
— Nessuno! — rispondeva, tra le denegazioni incredule e certi sorrisi d'intelligenza che marito e moglie scambiavano.
— Vediamo: Bracciaferri?...
— Cosa?... Per bacco: bell'animale!... Sfido io!... Chi, l'aiutante maggiore? un carambolaio!...