Ballava bene, ma tenendosi troppo discosto; ella avrebbe voluto dirgli: «Stringa dunque!»
— La signorina — le chiese con voce un poco cascante — non era venuta prima d'ora a Palermo?
— Sì, due anni fa.
— Io sono stato a Milazzo; non capisco come ci si possa vivere.
Era la verità; però, a sentirla dire da un altro, in tono leggermente sprezzante, ella si sentiva quasi umiliata. Nondimeno, gli domandò:
— Vi conosce qualcuno?
— Sì, Luigi Accardi; fummo insieme in collegio.
Ella restò con un senso di stupore dinanzi a quello strano incontro.
Adesso tutti si contendevano un impegno con lei; ella passava da uno ad un altro ballerino, adulata, ammirata; e come l'animazione del ballo cresceva, ella dimenticava Duffredi e il matrimonio, con una turbinosa visione negli occhi, tutta al piacere della festa.
Il domani, entrando nella camera da lavoro della zia, vi trovò la famiglia raccolta a confabulare.