Il sabato seguente egli non venne. La serata passò meno animata, il nonno era di cattivo umore, v'era nell'aria qualche cosa che ella non capiva, stordita come sempre dal piacere della danza, dalle lodi che raccoglieva. Il giorno dopo, una collera del nonno annunziò una cattiva notizia. Duffredi era partito per Napoli; ma, spiegava la zia, sarebbe tornato presto — il tempo di sistemar degli affari. Perchè dunque non aveva fatta la domanda prima d'andarsene?... Ella non dava però molta importanza a questo; avrebbe voluto piuttosto che egli avesse cercato di vederla da sola, di scriverle, per dirle ciò che provava per lei, il bene che le voleva, la felicità che sperava. E se non le voleva bene?... Tutta sola, ella si strinse un poco nelle spalle. Infine!... Ne avrebbe trovato un altro!...
La sera venne da lei Anna Sortino, che sposava a giorni. Le parlò del suo corredo, del viaggio di nozze, le annunziò che Giovannina Leo era promessa con Cutelli.
— Mi fa piacere — disse ella.
— Si, ma è cattiva, sai! Non va dicendo che Duffredi non ti vuole, che è partito perchè ha una relazione a Napoli?... Anche se fosse vero, sarebbe una malignità rallegrarsene, come fa lei!...
Allora, repentinamente, all'idea che quell'uomo le sfuggiva, che la gente avrebbe riso di lei, tutta la sua superbia s'impennò: no! egli sarebbe stato suo! ella avrebbe vinto! Poichè un'altra donna lo amava, egli le appariva esaltato, più degno d'amore, ed ella si sentiva impegnata a contenderlo a quell'altra, a spiegare nella lotta tutta la forza che le veniva dalla sua purezza di vergine, dal suo candore incontaminato.
Egli tornò, venne da lei; ma con un'aria triste, con un'espressione più interessante. Ed ella imaginava che quell'altra lo avesse lasciato, che il suo cuore fosse sanguinante, che egli avesse bisogno d'un conforto, che lo cercasse nell'amor sano e forte d'una sposa; e si sentiva attirata di più verso lui, tutta disposta a questa pietosa missione.
Il nonno stava fuori delle giornate intere, tornava sopra pensieri; degli amici, don Gaetano Linguaglossa principalmente, lo venivano continuamente a trovare, chiudendosi in camera con lui, come se ordissero una congiura. Finalmente, ella comprese che qualche cosa dovesse esserci per aria: una volta Duffredi venne di giorno, a domandare del nonno; restò un pezzo con lui; poi passò a salutare le signore, rapidamente, e andò via...
Quando il nonno disse che era venuto a parlare del matrimonio, che fra giorni avrebbe fatta la domanda formale, ella restò a capo chino, a guardare per terra, in preda a un sordo scontento. Ella dunque non contava per nulla? Non le diceva neppure una parola d'amore? Era dunque una cosa, un oggetto da barattare?... Tutto il suo romanticismo insorgeva contro quella prosa, contro quel mercato; le dava un sottile rimpianto dei poetici amori giovanili, delle emozioni che Enrico Sartana e Luigi Accardi le avevano fatto provare.
Passeggiando di su e di giù per la sua cameretta, in preda a una concitazione crescente, dei propositi di scandalo le frullavano per il capo: ella avrebbe risposto un no tondo e netto alla proposta concreta, ella non si sarebbe arresa, a costo di soffrirne, a costo di morirne! Imaginava che egli intendesse farle un'elemosina, sposandola; e voleva metterselo sotto i piedi, rifiutarlo ancora se, apprezzandola tardi, egli le fosse morto dinanzi. Poi ella se la prendeva con sè stessa, con le stranezze della sua natura; ma tornava per questo a persuadersi che nessuno riusciva a comprenderla!
Il sabato venturo, quando cominciò a venir gente, ella si studiò di nascondere la sua agitazione. Le signore la baciavano con effusione, si avvicinavano alla zia, mormorando dei «mi rallegro» cogli occhi rivolti a lei; gli uomini le davano delle strette di mano più calde, o s'inchinavano più profondamente. Ella aveva alzato fieramente il capo, tirandosi i bracciali verso il gomito, fiutando l'aria con le narici dischiuse, in attesa della lotta. A un tratto, un piccolo sciame di amiche entrò, con delle mani levate a salutare, con delle brevi retrocessioni reverenti. Ella si vide circondata, intanto che ciascuna esclamava, con accento di devozione e di rispetto: