— Guglielmo!...
— Teresa... — E le prese la mano.
Ella si scosse tutta come per un brivido. Gli disse:
— Sono tua, adesso.... per sempre!... Non ho che te al mondo!...
— Sì... sì... poveretta...
E, passatole un braccio alla vita, la baciò lievemente in fronte.
Salendo le scale di casa, ella s'appesantiva sul suo braccio. S'era appena buttata sopra un divano, spossata dall'emozione, che ricominciava lo stordimento: a tavola, come il servizio s'inoltrava, tutti avevano delle cere gioconde, i discorsi s'incrociavano da un capo all'altro, gli augurii, i commenti; poi, come arrivò gente, tutti passarono nel salone. Adesso, ella era nuovamente animata; aveva preso poco cibo, ma il vino di sciampagna le dava alla testa. Il suo trionfo, in mezzo alla festa, era completo, assoluto: ella si conteneva un poco, perchè il brio vivace non le pareva de mise. Guglielmo, dopo aver fatto un giro con lei, la cedè agli altri giovinotti con la miglior grazia del mondo.
Sopravvenivano altri invitati, ella era costretta a traversare continuamente il salone, accompagnando le signore, andando a salutare le amiche che le facevano cenno da lontano. Ad un tratto si vide dinanzi la Sartana, che le tendeva le braccia, sorridendo. Ella si guardò istintivamente intorno: Enrico, in fondo al salone, parlava allegramente con suo marito, stringendogli la mano; poi s'avanzò verso di lei.
Ella chinò un poco gli occhi, dicendosi mentalmente: «Coraggio! Ci siamo!...» e come le fu vicino, lo guardò in viso.
Egli disse, stringendole la mano: