— Posso presentarle anch'io le mie congratulazioni?
Ella strinse forte la sua mano, rispondendo:
— Sono fra le più gradite!
Un momento, rimasero guardandosi; la fisonomia di lui prendeva adesso un'espressione di sottile ironia.
— Vi rammentate — riprese, piano — degli augurii che un tempo voi credeste di farmi?... Come sono mutate le circostanze, e come sono invertite le parti!...
Ancora, ella chinò gli occhi. Disse, senza rialzarli, guardando l'anellino nuziale lucente al suo dito:
— Se vuole essermi amico, non parli di questo, la prego... Pensi... che è troppo tardi, che io non potrei più ascoltarla.
Il giovane fece col capo, col braccio, un gesto di consenso.
— È vero; mi perdoni. — Poi aggiunse, rapidamente: — Ciò non impedisce che io soffra, che domani sera...
Col seno allevato dal respiro frequente, ella alzò uno sguardo severo su di lui. Egli tacque. Per fortuna, nessuno era intorno a loro; e, malgrado i pericoli di quella spiegazione, ella vi trovava un fascino arcano, era come ammaliata da quella romanzesca fatalità.