— Pazienza; ancora ventiquattr'ore!
Ella accompagnò suo marito fino all'uscio. Egli la strinse forte, le pose sulla bocca dei baci umidi.
— A domani!
— A domani...
Tornò a lenti passi, con le braccia pendenti lungo i fianchi, piena della vaga paura dell'ignoto, del mistero che l'attendeva. Sua zia l'accompagnò nella sua cameretta; ella pensava che forse le avrebbe detto qualche cosa.
La zia diceva:
— Se fosse qui tua madre!... Che consolazione sarebbe per lei... Le dorrebbe di perderti, sì; ma noi donne siamo destinate a questo... Ci siamo passate tutte... Tu puoi chiamarti fortunata... hai un marito giovane, con un bel nome, in una posizione invidiata... Dipende da te ch'egli ti voglia bene e ti faccia felice... sai che i mariti sono come noi ce li facciamo... tutto dipende dall'accortezza, dalla prudenza della donna... Tu potrai molto su di lui, vedrai!...
Sì, ella avrebbe contato su di sè stessa, sulle sue forze per guadagnarsi il cuore di suo marito; ma come più il momento in cui ella avrebbe dovuto assumersi questa missione si avvicinava, ella sentiva la propria debolezza, la passività impotente del suo sesso, la sua ignoranza del mondo — e la forza dell'uomo, la forza della sua volontà e dei suoi muscoli... Ella si rannicchiava, paurosa, rabbrividendo, nel suo verginale lettuccio sul quale non avrebbe più riposato, correndo con la mente da un ricordo ad un altro, rivedendo in una successione tumultuosa tutta la sua vita: Milazzo, le sue povere morti, delle scene perdute in fondo alla memoria e che si ricostruivano a un tratto in tutte le più minute particolarità. Riapparivano le figure degli adolescenti che ella aveva creduto di amare; la voce di Enrico Sartana le risuonava ancora all'orecchio. Come nulla accadeva di quel che si era previsto! Chi le avrebbe detto, sei mesi fa, che ella avrebbe sposato Duffredi? Non lo conosceva neppure! Il ricordo di Luigi Accardi non le diceva più niente; un tempo, non aveva creduto possibile pensare ad un altro uomo! Però, un principio di tristezza la invadeva. La vita tanto sognata sarebbe cominciata fra breve, nondimeno una specie di rammarico accompagnava l'agonia della vita da cui aveva voluto uscire. Perchè dunque questo scontento? Avrebbe forse voluto tornare indietro? La sua mamma, la sua sorellina pregavano in cielo per lei?..
Il giorno seguente, il cielo apparve tutto velato da una bassa cortina di nubi. Ella tentò di reagire contro l'oppressione di quel grigio che si aggiungeva all'oppressione del suo spirito. Si dava l'ultima mano alle casse, alle valigie: dalla sua camera venivano fuori tanti oggetti minuti a cui ella non aveva pensato e che restava a considerare un poco, senza sapere che farne. Stefana glie ne chiedeva, come dei ricordi; Miss anche lei. Ella non sapeva quale simpatia trovasse ora nel viso severo, quasi duro di Miss, che le aveva destato un tempo tanta avversione. La vecchia governante partiva fra giorni per l'Inghilterra: chi poteva dire se si sarebbero riviste più?... Si parlava poco; di tanto in tanto qualcuno faceva delle osservazioni che restavano senza risposta. Alle undici, ella andò a passarsi la toletta grigia da viaggio; un'ora dopo venne Guglielmo, pronto anche lui per la partenza. Si aspettava, per andare a colazione, l'arrivo di Linguaglossa. Egli tardava; ad un tratto arrivò, pallidissimo in viso, con lo sguardo smarrito.
— Che cos'avete?