— Che disgrazia terribile!... Matilde Gerosa... giù dal balcone... morta... sfracellata sul colpo...

Della gente lo circondò; egli rispondeva piano alle domande di cui l'assediavano. Però ella udì ancora:

— Suo marito... scoperto tutto... le lettere...

Sentì un gran brivido di freddo passarle pel corpo; e nel súbito orrore che la invase, vide quasi il cadavere informe giacente attraverso la strada, sbarrarla, sbarrare tutte le strade che ella doveva percorrere. Allora, il suo terrore dinanzi a quella vita ignota, misteriosa, che per lei si schiudeva e che per la disgraziata finiva in quel tragico modo, contro le lastre taglienti del marciapiedi, crebbe talmente, che ella credette un istante di svenire. Sola, ella si sentiva, sola oramai, perduta, più sola dinanzi a quello sconosciuto seduto silenziosamente al suo fianco, che se le fosse realmente mancata ogni compagnia. E come il nonno, alzandosi, fece un segno, ella si afferrò a lui, alla zia, convulsa, come sul punto di annegare, con un istinto di salute che le suggeriva un grido represso: «No!... non voglio!... non voglio andare... Pietà!...»

Ella sentiva adesso qualche cosa di caldo sulla sua mano: le labbra di Stefana, che baciavano la mano fredda e tremante.

— Qui!... qui!...

E buttò le sue braccia attorno al collo rugoso della povera serva, si strinse al cuore il suo capo devotamente piegato, la baciò sulle guancie.

— Zia!... Miss!...

Degli abbracci, ancora, degli augurii, dei saluti a tutti, dei ricordi per gli assenti, come per una separazione eterna, come per una morte. Le carrozze partivano scalpitando, le cose sfuggivano come in sogno; ella avvertì a un tratto l'aria del mare che le colpiva la fronte infiammata.

— Addio!... Addio!... Buon viaggio!... A rivederci!....