La barca si dondolava sul mare leggermente mosso; ancora dei saluti, ancora dei baci. Dalla riva, i restanti agitavano i fazzoletti. Ella dava libero sfogo alle lacrime mute, salutando. Guglielmo guardava verso il largo, verso il vapore. I remi battevano forte sugli scalmi, in cadenza.
PARTE SECONDA.
I.
Era stato un sogno penoso, un incubo durato lunghi giorni, in mezzo al lusso equivoco degli alberghi, alle visioni di gente sconosciuta, di nuovi orizzonti. Ella ne usciva con la mente stordita e il corpo addolorato, chiedendosi ancora: «È questo?..» indietreggiando ancora per istinto ogni volta che suo marito l'accarezzava, col ricordo dell'altr'uomo mutamente violento che s'era rivelato in lui ad un tratto.
Napoli, Roma, Firenze... ella non sapeva bene dove si trovasse, cominciava appena a guardarsi intorno, a respirare più sicura. L'incubo si dissipava a poco per volta; Guglielmo aveva molte cure per lei, sembrava esserle grato, si studiava di contentarla in tutto. Ma l'aria d'intelligenza della gente, negli alberghi, la irritava; tutti mostravano di sapere che essi erano sposi novelli, a table d'hôte degli sguardi indiscreti si posavano su lei, e questo l'umiliava, le dava il desiderio di chiudersi in camera con suo marito, senza veder nessuno, sentendogli raccontare la sua vita di scapolo, avida di sapere le cose che gli uomini facevano, ansiosa di sentirsi ripetere che le voleva bene, che non pensava a nessuna; di ottenere, in una parola d'amore, il compenso di quel che gli aveva dato.
— Sai, ero gelosa... terribilmente!...
— Di chi?... — chiedeva egli, sorridendo.
— Di tutte, non sapevo!... E dimmi...
Un po' vano, egli non si faceva pregare per parlare di sè; però, a certe domande, rispondeva:
— Che cosa t'importa?... Adesso sono tuo marito...