Gli uscieri, data un'occhiata ai biglietti, mandavano la gente a destra e a sinistra, additando le porte d'ingresso, e un ufficiale tedesco restava fermo accanto a un pilastro, come una statua, riscuotendosi di tratto in tratto per salutare militarmente qualcuno.

Ella guardava, contrariata; avrebbe voluto arrivare anche lei in carrozza, senza rumore sulla sabbia sparsa lungo la via, attraversare la piccola folla che ingrossava dinanzi al portone, esser notata, prender parte allo spettacolo.

— Guarda, guarda: la Sermoroni...

— La dama della Principessa?.. Già tutta bianca!

— No; s'è incipriata.

E sentiva crescere la propria irritazione, con la coscienza d'una inferiorità, della figura umiliante che faceva per la sua ignoranza, della gran distanza che la separava da tutto quel mondo, col desiderio impotente di prendervi il posto di cui sentivasi degna. Le carrozze arrivavano e partivano, una dopo l'altra; delle sciabole d'ufficiali risuonavano, sbattendo; un giovanotto senza paltò sotto il freddo frizzante si metteva in evidenza, mostrava lo sparato della sua camicia, e un individuo con una gran zazzera sulla nuca, trascinandosi dietro una signora matura, passava da destra a sinistra e da sinistra a destra, come un cane in chiesa, non trovando la via della propria tribuna.

— Che bel mantello, Teresa, guarda!.. lì, a destra... che bellezza!

— Chi è?

— Non so... mi pare la San Germano... Se si voltasse...

Il cannone cominciò a tuonare, delle carrozze di gala arrivavano.