—E non vedete che diceste la verità?—incalzò il Vérod.—Se lo sapesse realmente innocente, quella donna avrebbe riso, udendovi! Non vi avrebbe creduto! Avrebbe scoperto il vostro artifizio! Potrebbe mai credere che egli abbia confessato una colpa non commessa? Se quella donna vi ha creduto, ciò significa che voi avete detto inconsapevolmente la verità. Ha voluto salvarlo perchè lo ha visto realmente perduto!
Il Ferpierre non rispose.
Egli era stupito di non avere ancora fatto, fra tante, quest'ovvia argomentazione. E dell'ovvia argomentazione sentiva tutto il peso, e sentiva ancora che, se essa rispondeva al vero, egli aveva battuto una strada falsa.
—Ipotesi e presunzioni, come tutte le altre!—esclamò ad un tratto, volendo negare per la confusione l'importanza che intimamente attribuiva alle parole del giovane.—Noi non facciamo altro che continuamente alternare le ipotesi. Se la contessa non si è uccisa è stata assassinata; se non è stata assassinata si è uccisa! Il delitto è opera della nihilista, se non l'ha commesso Zakunine; se la nihilista è innocente, il reo è Zakunine! La vostra passione non è una prova! Finchè non mi verrete a portare una prova più valida delle vostre appassionate affermazioni, se pur vorremo essere molto severi con gli accusati non potremo far altro che proscioglierli entrambi per insufficienza di indizii!
E, quasi bruscamente, lo congedò.
Rimasto solo, diede ordine che non fosse introdotto più nessuno. La gravità dei nuovi pensieri e l'irritazione che lo animava contro sè stesso non gli consentivano d'occuparsi più d'altro.
Il ragionamento suggeritogli dal Vérod era naturalissimo: come negarne il valore? Se egli aveva ammesso tante cose per dubitare della confessione della Natzichev, come non ammettere questa? Era la più considerevole. La passione del giovane serviva dunque a qualche cosa e la freddezza sua propria non serviva a nulla, se il giovane vedeva più chiaramente di lui?
Certo, senza l'artifizio adoperato con la nihilista, tanto il principe quanto ella stessa avrebbero continuato a negare, a giovarsi della verisimiglianza del suicidio. Era anche evidente che, dei due, nei primi giorni, la più zelante della comune salvezza era stata la Natzichev. In tutti gl'interrogatorii erasi visibilmente sforzata d'avviare il principe alla difesa. Aveva riconosciuto d'esserne l'amante e lo aveva sollecitato a confermare questa dichiarazione volendo impedire che si scoprisse la resurrezione dell'amore di lui per la contessa; resurrezione che poteva far sospettare un delitto di gelosia. Credendo che egli si fosse poi confessato geloso e reo, aveva inventato il proprio intervento fra i due attori del dramma! Il silenzio e la tristezza del principe non potevano essere, non erano il rimorso del colpevole? A ogni modo, costui era parso sulle prime indifferente, dal tanto dolore, alla propria sorte. Il Ferpierre pensava pertanto d'avere sbagliato adoperando l'artifizio contro la giovane: egli avrebbe dovuto dire invece al principe che la Natzichev s'accusava. Doveva dirlo quando Zakunine era ancora sotto il peso del dolore; allora, probabilmente, non tollerando che un'altra pagasse per lui, avrebbe confessato la verità.
La verità!… Se anche questa era la verità vera, come accertarsene? Posto che la Natzichev volesse salvare il principe, non avrebbe ella fatto, dopo la confessione di lui, ciò che aveva fatto realmente udendo la narrazione capziosa? Allora, entrambi accusandosi, la confusione sarebbe stata maggiore! O, al contrario, il loro confronto sarebbe stato più fruttuoso?
Ora i confronti erano inutili. Deliberato di giovarsi della generosità della giovane, Zakunine riconosceva in lei la colpevole; ella insisteva nella confessione: come smentirli? Il Ferpierre pensava di poter tornare dalla Natzichev e dirle, con la forza della convinzione, il nuovo sospetto: «Voi credete d'averlo salvato? Lo avete perduto! Perchè confessaste? Perchè io vi dissi che egli stesso riconosceva d'avere uccisa la contessa. Ebbene: non è vero! Egli non ha confessato niente! Io ho detto una menzogna. Però questa che credevo menzogna è verità, e voi stessa, senza volerlo, anzi volendo il contrario, me lo avete provato! Se fosse stata menzogna ne avreste riso. Voi invece avete tremato per lui e avete tentato di salvarlo, invano!…»