—Una speranza sia pure tenue e remota dunque sorrideva a voi. Ma come non pensaste che ciò che voi speravate doveva da lei esser temuto? Un nuovo legame non doveva avvilirla?
Roberto Vérod guardò in faccia l'interrogatore.
—Io volevo farne la donna mia dinanzi al mondo e a Dio.
Con un cenno del capo il Ferpierre parve riconoscere che in tal caso la sua argomentazione cadeva.
—Però,—riprese,—ella voleva essere degna del vostro rispetto e non poteva sperarlo senza l'approvazione della propria coscienza. Ora ciò che attenuava l'illegalità dei suoi rapporti col principe era appunto l'idea, la certezza d'essersi unita con lui irrevocabilmente. Lasciandolo, sia pure per contrarre una legittima unione, non doveva ella vedere infirmata quell'idea e distrutta quella certezza? L'ostacolo, se voi credete alla bellezza dell'anima sua, dovette apparirle formidabile. È vero?
Il Vérod non rispose. Francesco Ferpierre sentì d'aver portato un colpo giusto.
—Considerate che la via nella quale s'era messa non aveva uscita,—continuò quest'ultimo dopo una pausa.—Sola speranza lecita per lei era che il principe, riconoscendo i proprii torti e ripudiando l'opera cruenta alla quale s'era dato, ripagasse finalmente l'amore e la fede che ella aveva riposti in lui. Allora la loro passione si sarebbe riscattata; quantunque nata male, sarebbe degnamente durata e avrebbe prodotto un effetto buono. Forse era già tardi: ma quand'anche ella non potesse più amarlo, dobbiamo credere che sarebbe rimasta al suo fianco, vedendolo fatto migliore, se non felice certamente serena. Fuori di qui non poteva esserci bene per lei. Quanto più debole era agli occhi del mondo la parola che la univa a quell'uomo, tanto più forte doveva essere per la sua coscienza; mancando la sanzione sociale e la sacra alla loro unione, tanto più forte doveva essere la sanzione morale. Nonostante i disinganni, i dolori, gli oltraggi patiti, ella doveva restare fedele a colui che aveva accettato come compagno della sua vita. Gli estremi torti del coniuge consentono forse ad una moglie infelice di cercare altro bene con altri? Pensate che il sentimento di questo dovere era in lei afforzato dall'impegno di dimostrare al miscredente la potenza di quegli scrupoli che egli schernisce, e riconoscerete che la morte doveva apparirle nuovamente, fatalmente, come il termine della sua sventura. Per credere che ella potesse accettare d'unirsi con voi, dovete ammettere che i suoi scrupoli non fossero molto sinceri… che fossero certamente poco forti. So bene che la passione ragiona altrimenti; che, secondo il comune giudizio, alla forza dell'amore nulla deve resistere; ma ciò potrà esser vero, se mai, d'un primo, d'un solo amore; il continuo rinnovarsi di simili trionfi è a costo della dignità, del rispetto, dell'onore, di una quantità d'altre cose che importano anch'esse moltissimo. La vostra amica, già una prima volta lasciando parlare il solo amore, aveva seguito una via traversa. C'era in fondo all'animo suo il sentimento lodevole del riscatto da operare; ma ella pur sentiva d'aver errato. L'amor vostro doveva rivelarle l'abisso che ella rasentava. Voi stesso, con la fiducia e con la sola speranza di poterla un giorno piegare, ve la spingevate. Volevate farne la donna vostra; ma, sollecitati entrambi dalla passione, era verisimile che, date le condizioni nelle quali ella si trovava, aveste aspettato? Volevate mettervi sulla via diritta, ma un giorno non vi sareste trovati immancabilmente per una via obliqua? Ella non doveva prevedere di non potervi resistere?… Voi siete poeta, voi conoscete la vita, voi studiate il cuore degli uomini: a che serve l'arte vostra se non vi fece antivedere tutte queste cose?
Il giudice aveva parlato molto severamente. Roberto Vérod taceva, a capo basso.
—Ma torniamo a ciò che preme per il momento. Non m'avete detto che la vedeste la vigilia della morte?
—Sì, nel pomeriggio.