Su mi levai senza far piú parole,
cogli occhi intorno stupido mirando,
sí come l'epilentico far suole.
Dicea fra me:—Oh Dio! or come e quando
20 son qui venuto?—e stava pauroso.
Dov'è Minerva, ch'andai seguitando?
Sotto qual parte del ciel io mi poso?
Sto sotto il Cancro, o sto io sotto l'Orse
con quelli che han sei mesi il sol nascoso?—
25 Cosí, mirando intorno, alfin m'accorse
che mi guardava e stava a destra banda
la saggia donna, che la via mi scorse.
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A me parlando senza mia domanda,
mostrò due vie, e disse:—D'este due
30 prendi qual vuoi, ed a tuo piacer anda.
Questa, ch'è arta e che mena alla 'nsúe,
è nel principio molto aspera e forte,
ma poi nel fine ha le dolcezze sue.
Quest'altra, che tu ve', che ha sette porte
35 e che è lata e mena giuso al basso,
è dolce in prima e poi mena alla morte.—
Oh semplicetto me, ignorante e lasso!
Presi la via, che all'ingiú conduce,
perché piú lieve mi parea al passo.
40 E nell'entrata è ver che quivi è luce;
ma, perch'è scura quanto piú giú mena,
andai poi come un cieco senza duce.
Cosí, privato di luce serena,
io giunsi in poco tempo insino al centro,
45 onde nullo esce senza forza e pena.
Quando mi vidi condutto lí entro,
dicea tra me:—Come son qui venuto
in questo fondo, ove io cosí m'inventro?