Quand'io fui giunto su nel monte ad erto,
l'anime vidi di chi Dio biastema,
in un gran piano di fumo coperto.
85 Ancor, pensando, al cor me ne vien téma,
ché io vedea a tutti arder la bocca,
e tutti quanti avean la lingua scema.
E come spesso la grandine fiocca,
sí caggion sopra lor saette accese,
90 e non invan, ch'ognuna ad alcun tocca.
Satáno trasse fuor d'esto paese,
sí come Palla disse, i gran giganti,
quando co' vizi suoi il mondo prese.
Vero è che lí ne stanno ancora alquanti
95 distesi in terra e con caten legati,
sí che non son nel mondo tutti quanti.
Io vidi lor quando son fulminati,
che biastimavan la virtú eterna,
superbi, altèri e con li volti irati.
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100 Poi ne partimmo e per una caverna
intrammo un monte, e tanto la dea salse,
che fummo insú la terza valle inferna.
Chiunque con fatti e con parole false
inganna altrui con doli ovver con frode,
105 quivi ha lo scotto con amare salse;
ché strascinati son dietro alle code
in forma di cavalli da' dimòni,
e chiunque corre piú, quello è piú prode.
E sopra quelli stan cogli speroni
110 altri dimòni, e tra le pietre dure
strascinan l'alme supine e bocconi.
E quivi del mal peso e di misure
si fa vendetta e d'ogn'infedel arte,
de' giochi, d'arcarie e di man fure.