115 La dea mi disse:—Andiamo in altra parte,
ché 'n poco tempo al cerchio d'Acheronte
di piaggia in piaggia a me convien menarte.—
Allor intrammo per un alto monte,
sempre montando, ed al sommo salito
120 vidi gran valle, quando alzai la fronte.
Il vizio contro natura è punito
acerbamente in quella valle piana;
lí sta in tormento ciascun sodomito.
Questi omicidi della spezie umana
125 l'amor, che figlia e fa congiunti insieme,
spreggiano e gittan come cosa vana.
Sopra esti destruttor dell'uman seme
il foco e 'l zolfo puzzolente piove,
e dentro al fuso rame ancor si geme.
130 Salimmo poi nel quinto cerchio, dove
li sette vizi avevan giá le case,
anzi che gisson dell'inferno altrove.
Ell'eran grandi e vacue rimase,
sí come a Roma sono le ruine
135 delle anticaglie con le mura pase:
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sordide tutte e piene di fuline,
deserte dentro e con le mura rotte,
piene di rovi, d'ortiche e di spine.
La dea a me:—Lá dentro in quelle grotte
140 stava Cerbero giá rabbioso cane
con tre bocche latranti aperte e ghiotte.—
Per una intrammo di quelle gran tane,
sinché le male bolge ebbi salite:
alfine uscimmo in contrade lontane,
145 ove trovammo la cittá di Dite
con le mura di foco intorno intorno,
con le torri alte e con le case igníte.